«Io, schiavo dell’eroina per 25 anni» – Storia di Pietro Sarni

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Cari radioascoltatori e internauti, questa è la storia di Pietro, tremenda nel suo svolgersi, strabiliante nel suo cambiamento…
Buon ascolto su CRC e buona lettura.

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Pietro era un ragazzino vivace, piuttosto disubbidiente e ribelle, sempre pronto a fare nuove esperienze.
Per lui la scuola è una sorta di prigione da cui evadere: amava stare per strada, combinarne di tutti colori e mettersi nei pasticci. ben presto si ritrova a frequentare amici molto poco raccomandabili.

Verso i 14 anni inizia a lavorare come macellaio e le cose si mettono piuttosto male: Pietro frequenta abitualmente persone molto poco raccomandabili più grandi di lui, ha qualche soldo in tasca e ben presto si ritrova in guai seri. Vista l’età il suo stipendio viene gestito dalla mamma, così il ragazzo comincia a rubare per pagarsi i divertimenti e i primi spinelli.

Il passaggio dallo spinello alle droghe pesanti è molto rapido per Pietro, che si ritrova a vivere una vita completamente centrata sull’eroina e sui mille modi per procurarsi le dosi quotidiane.

Il furto diventa il suo principale mezzo di sostentamento: ruba ogni cosa che gli capiti a tiro; la sua famiglia entra nel baratro insieme a lui, vittime innocenti di quel “mostro” che rovina l’esistenza di Pietro e delle persone che gli stanno vicino.
I suoi genitori non riescono ad arginare Pietro, tentano come possono, ma non ci riescono. La notte vanno a dormire con le loro cose sotto il materasso, per impedire che il giovane porti via il poco che resta.

Come ben sa chi ha vissuto quest’inferno personalmente o chi l’ha subito per via di un familiare tossicodipendente, lo stato di tossicodipendenza impedisce di capire il male che si fa a chi è vicino; anche per Pietro è così: non capisce e non vede il dolore che procura ai suoi genitori e a suo fratello, perché è troppo occupato a procurarsi, con tutti i mezzi, i 7-8 grammi di droghe pesanti (cocaina ed eroina) di cui ha bisogno tutti i giorni.

Rubare non basta più, così Pietro inizia anche a spacciare. Iniziano anche le prima esperienze in galera: viene arrestato per spaccio più di una volta. Viene anche messo due volte in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, ma appena uscito dal carcere o dalla comunità riprende le sue attività, senza sforzarsi di trovare una via d’uscita.

Gli anni passano, tra droga, furti, spaccio, galera e dolore, tanto dolore. Sono anni lunghi, interminabili; ben 25 anni: lui stesso, a pensarci non si capacita di come sia stato possibile vivere così tremendamente per tanto tempo.

Dopo 25 anni, Pietro è un uomo distrutto, non ha più nulla, è completamente inaffidabile: le persone lo evitano, lo ignorano, sanno che avvicinarsi a lui vorrebbe solo dire dargli la possibilità di essere derubati.

Solo la sua famiglia continua ad avere rapporti con lui, ma sono rapporti tesi, difficili.

Il fratello di Pietro fa un’esperienza particolare e Pietro si accorge di un cambiamento nella sua vita. Pensa: «Com’è possibile che sono senza lavoro, lui e sua moglie, eppure sono così sereni? Cosa è successo? Ah, sì, sarà la chiesa che frequentano, quella chiesa evangelica di cui parlano sempre, a dargli dei soldi». Celestino da un po’ di tempo aveva intrapreso un cammino con Cristo e cercava di spiegare a suo fratello che anche lui avrebbe potuto farlo e che avrebbe potuto vedere la sua vita trasformarsi.

Pietro non crede affatto a quello che gli dice suo fratello: pensa che siano solo favolette senza importanza e agli inviti di Celestino risponde «Guarda che io sto bene così come sono, mica ho bisogno di quelle cose lì, mica ho bisogno di Dio…», ma dentro di sé sa che non è vero che sta bene.

Un giorno Pietro si sente particolarmente a terra. Non capisce bene perché, non si sa dare spiegazione.
Mentre è in macchina con Giuseppe il suo “compagno di spada”, un tossicodipendente con il quale divide le giornate alla ricerca della droga e i “buchi”, sente che qualcosa gli si smuove dentro; si rivolge a Giuseppe e gli dice: «Da domani non cercarmi più». L’amico si chiede se Pietro sa impazzito, ma capisce la fermezza della sua decisione e decide di assecondalo.

Rientrando a casa Pietro è preso da mille dubbi, non capisce perché ha parlato così con Giuseppe, si chiede cosa gli stia succedendo, non riesce a capire ma sente forte dentro di sé il desiderio di cambiare. Non sa a chi rivolgersi, dove trovare la forza per cercare di cambiare, così ripensa alla comunità. Decide di andarci.

A casa comunica ai genitori la sua decisione, ma il padre, stremato da tanti anni di sofferenza, gli dice «Fai quello che vuoi, sappi solo che io stavolta non ci sono. Basta, sbrigatela tu».

Erano passati un paio di giorni da quando aveva detto a Giuseppe di non cercarlo più e in quel periodo non aveva fatto uso di droga, né di metadone. Stava male, ma dentro di sé aveva deciso di non drogarsi e di rientrare in comunità. Pietro decide di andare dal fratello, per dirgli della sua decisione. Sperava di trovarlo da solo, ma in casa c’era anche sua cognata, sdraiata sul letto alle prese con l’influenza.

La trova con la Bibbia in mano e subito pensa «Ecco, sempre con quel libro in mano…». Celestino e sua moglie lo accolgono volentieri e gli chiedono il motivo della sua visita. Pietro comunica il desiderio di tornare in comunità e la sua decisione viene approvata e appoggiata. Celestino intanto invita ancora una volta il fratello nella sua comunità evangelica: «Vieni, tra due settimane ci sono i battesimi in acqua». Pietro non sa cosa siano, non si è mai interessato della chiesa, neanche di quella cattolica, in cui da bambino frequentava l’oratorio, figurarsi di quella evangelica; risponde «Scusa, ma il battesimo che hai fatto da bambino cos’era? Un provino?».

Celestino rinnova il suo invito e gli regala un libro dal titolo “Ehi, Dio!”. Ma Pietro non ha mai letto nulla in vita sua, nemmeno un fumetto! Nonostante le grosse difficoltà, Pietro, per dirla alla sua maniera, divora il libro e sente dentro di sé che gli sta succedendo qualcosa…

Arriva il giorno dei battesimi e per Pietro è un giorno davvero speciale: quella domenica 19 febbraio 2004, in una piccola chiesetta evangelica, il tossicodipendente, l’inaffidabile, il ladro e l’imbroglione che era Pietro non esiste più…

«Ho sentito qualcosa di speciale nel mio cuore, una luce e una pace, una tranquillità e una serenità che non so spiegare a parole…».
Da allora la sua vita è completamente cambiata: è nato un nuovo Pietro! Dio ha tolto il bisogno di drogarsi, ha riempito il vuoto colmandolo di amore e di senso della vita.
Affamato non più di droga ma di Dio, il nostro amico comincia a leggere la Bibbia, pur con difficoltà, e il suo cambiamento diventa sempre più importante e visibile agli occhi di tutti.

Le prove e le difficoltà ci sono ancora, ma la droga è solo un (brutto) ricordo, da cui Pietro è uscito senza bisogno di “scalare il metadone” e senza ricadute. Chi lo conosceva prima e lo vede ora, trasformato tanto nell’intimo quanto nell’aspetto esteriore, dice che lui è un vero “miracolo vivente”.

Chi vive in prima persona l’esperienza della droga e chi la subisce come parente o amico, sa fino a che punto ci si distrugge in queste situazioni, conosce la profonda sofferenza e la sensazione di disperazione, così come l’hanno conosciuta Pietro e i suoi familiari.

Pietro ne è uscito, è una persona nuova: la droga non è più la padrona della sua vita, ora vive lasciandosi cullare, proteggere e guidare da Dio.

Orgoglioso e onorato di aver incontrato Dio e averlo accettato nella sua vita, Pietro ha solo un rammarico: «L’avessi conosciuto prima!».

E tu, hai problemi con la droga? Sei vicino a chi sta distruggendo la propria vita così?
La storia di Pietro, e non è l’unica, dimostra che Dio può cambiare la tua esistenza in un momento… basta accettarlo con sincerità nella propria vita! Non ci credi? PROVALO!

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Nella foto Pietro è alle prese con Luca… Il melone cosa c’entra? Per saperlo ascolta la storia di Pietro tramite il PODCAST al termine della messa in onda…

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3 Risposte

  1. Dio non esiste il nostro dio è la nostra forza di volontà, e se dio esistesse la droga sarebbe opera sua così come le guerre, la povertà etc.. la religione è una droga al pari dell’ eroina piena di dogmi e incongruenze Dio vi ha dato la regole e poi tanti saluti, se esiste il libero arbitrio allora che si prega a fare crediate in voi stessi questo è il vostro unico Dio

  2. Caro Crristian, prima di tutto Grazie per aver lasciato un commento e di aver visitato il nostro Blog… 🙂
    Il tuo commento è condizionato dal pensiero comune che la lega la Religione a Dio. Lo scopo di questo Blog e della trasmissione dueperuno è quello di dimostrare che Dio e la Religione sono cose diverse.
    Gesù non ha fondato una religione ma è Morto anche per Te!
    Questo gesto d’amore, reale, concreto e vero è la più bella dimostrazione che Dio Ti Ama.
    Il nostro unico Dio è colui che, morendo per noi, ci ha donato la possibilità nascere di nuovo! Liberi da ogni schiavitù dalla droga all’incredulita.
    Continua a seguirci ed ad ascoltare il programma! A Presto. 🙂

  3. secondo me da questa situazione di droga si esce anche con lesasperazione dopo troppi ani di monotonia uno veramente anche con poka buona scarsa volontà ce la puo fare ma questo avviene spesso sui 33 34 anni e a 35 uno ne esce basta dire no senza altre storie,,solo che uno ne esce a 33 34 anni se a cominciato verso i 18 anni, xche se cominci a 27 28 anni la cosa e piu difficile dipende dalla maturità della persona poi e sempre una questione personale, quelli che invece nn voiono sapere di smettere anche a 33 34 35 ani e xchè e strana come cosa xchè la percentuale dicono cosi, e io sono una percentuale e da solo ne sono uscito, con scalaggio di meta e poi un mesetto di disturbi, ma nn di astinenza, di noia, e col tempo ci sono riuscito, n credo nelle comunità almeno che no vai giovane, ma a 35 36 se nn esci da solo nn esci più nemmeno in una ct.

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