“Incontrare Gesù”, ma che vuol, dire?

Com’è possibile incontrare Gesù?

Puoi essere un “praticante”, un “religioso”, un “ateo”, uno “che sta bene così come sta”, ma qualsiasi siano le tue posizioni converrai con me che Gesù è un personaggio realmente esistito.
Sono ormai pochissime le persone che ancora oggi negano il fatto storico che un uomo, partendo dalla Palestina di 2000 anni ha fatto parlare di sé tutto il mondo allora conosciuto!
Difficilmente, infatti si può sostenere che Gesù non visse lì dove sappiamo sia vissuto, non fece ciò che sappiamo abbia fatto, non pronunciò mai le parole che disse.
Se concordi con me, allora converrai anche che se Lui è veramente esistito e se è vero che Lui era ciò che diceva di essere, le Sue Parole sono degne della nostra attenzione.

La credibilità di una persona si valuta sulla base della sua veridicità.

Se le cose che disse sono vere le dobbiamo necessariamente sperimentare per verificarle e se viviamo ciò che lui disse significa che la sua Parola è la Verità.

Si può incontrare Gesù?
Gesù, disse che sarebbe morto e risorto, se questo è vero significa che Lui ora vive; e se Lui vive vuol dire che lo puoi incontrare.
Allora, applicando il ragionamento fatto in precedenza, se lo puoi incontrare dimostrerai che le sue Parole sono vere.
Forse anche tu stai facendo il ragionamento che fece Tommaso, ma Gesù a tali persone dice che “sono beati coloro che pur non vedendo, crederanno”.

Gesù ha, quindi detto, che se vuoi “vedere” devi credere e non il contrario.

Si può incontrare Gesù?
Sì, se credi che Lui è ciò che ha detto di essere, se credi che è vero ciò che disse e se credi che è vero ciò che fece.

Come puoi incontrare Gesù?
Gesù, disse che “se chiudiamo la porta della nostra cameretta e lì preghiamo, lì il Padre, che vede nel segreto ci darà la ricompensa”. E quindi potremo incontrarLo.

Ma è così facile incontrare Gesù?
Sì, perché chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto e a chi chiede sarà dato!
L’incontro personale elimina ogni intermediario; l’incontro personale è l’esperienza che ci permette di sentire e sperimentare la presenza di Gesù nella nostra vita.

Com’è possibile incontrare Gesù?
Abbiamo detto che incontrare Gesù è un esperienza che arriva dopo aver messo in dubbio le proprie convinzioni e dato fiducia alle Sue parole.
Mettere in discussione le proprie convinzioni, significa chiedere perdono per non aver mai dato fiducia alle parole di Gesù.

Perché da questa “mancata” fiducia in Gesù deriva la maggior parte delle carenze spirituali, sentimentali e morali della tua vita.
Perché se c’è qualcosa che soddisfa il nostro cuore pienamente è amare e sentirsi amati, veramente, pienamente e disinteressatamente.

Dare fiducia alle Parole di Gesù, vuol dire accedere a questo sentimento d’amore che Lui ci ha dimostrato.
Gesù, è morto per la nostra salvezza.
È il più grande atto d’amore compiuto nella storia, morire per qualcuno che neppure si conosce, che neppure ti dà fiducia, che neanche ti considera.

Gesù è morto per te, perché ti ha amato e ti ama tanto, al punto da sostituirsi e così darti al possibilità di accedere all’amore di Dio, al perdono di Dio e alla Sua salvezza.

Cosa significa incontrare Gesù?
Fare l’esperienza dell’incontro con Lui, vuol dire dare alla nostra vita un valore aggiunto inestimabile.
Incontrare Gesù, significa arricchire la propria vita con l’amore che ci manca, della guida e della luce che non c’è.
Incontrare Gesù significa arricchire la propria vita di una prospettiva eterna.
Se nella tua vita non riscontri queste certezze, dai fiducia alle Parole di Gesù: credi e vedrai.

Allora, è possibile incontrare Gesù?
Sì, e se è vero che lo puoi incontrare è vero che Lui vive, sono vere le sue parole, sono veri i suoi atti è vera la sua resurrezione.
Quindi vale la pena vivere seguendo la verità, cioè Gesù Cristo che disse: “Io sono, la Via, la Verità e la Vita”.

Puoi incontrare Gesù, non ci credi? Provalo!

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«Ho sfidato Dio» – Storia di Daniele Zummo

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Radioamici e radioamiche, bloglettori e bloglettrici ecco a voi la storia di Daniele Zummo! Ascoltala tramite il podcast sul sito di  CRC

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A destra, Daniele.

Daniele è un giovane di 26 anni. Nasce in una famiglia di credenti evangelici e segue con piacere i suoi genitori quando vanno agli incontri e ai culti, perché si trova molto bene con i figli degli altri credenti, ma non ha granché interesse per ciò che riguarda Dio.

Il nostro amico ha la faccia da bravo ragazzo, ma, come dice lui stesso, il suo viso pulito maschera un caratterino… lo stesso di suo fratello, di poco più grande di lui. In pratica è tranquillo e ubbidiente a casa e con gli amici della chiesa e ribelle e disubbidiente con gli altri amici. Quello che frena un po’ il carattere ribelle di Daniele è il timore delle punizioni da parte dei suoi genitori.

Ma il timore non basta a tenere il ragazzo lontano dai guai e dal desiderio di voler provare quello che i suoi amici provano, spinto da un gran senso di curiosità e di sfida; continua a frequentare la chiesa con i suoi genitori, ma con disinteresse crescente, magari chiacchierando durante gli incontri.

Verso i 17-18 anni Daniele vive alcune fasi critiche: il suo amico per la pelle si trasferisce in un altra regione, un nuovo compagno di classe lo infastidisce… L’adolescenza è sempre una tappa un po’ complicata e certamente non è più facile se la si vive con un continuo voler sfidare, voler provare di tutto…

Un giorno è spinto dalla curiosità di provare una cosa di cui sua madre parla spesso: mettere alla prova Gesù. Cosa vuol dire? Vuol dire “sfidare” Dio a intervenire in un qualche ambito della propria vita e fare affidamento su di lui.

Daniele lo fa, per vedere se sua madre ha ragione, ma lo fa con lo spirito sbagliato: per lui mettere alla prova Dio vuol dire combinare qualcosa e poi dirgli «Se tu ci sei ed esisti, adesso io faccio questo e tu devi intervenire così»; insomma, un istigare Dio.

Ovviamente Dio non è al nostro comando e nemmeno a quello di Daniele, ma invece di capire che è un altro il modo di rapportarsi a Dio, ecco che lui lo sminuisce, pensando che se anche esiste, di certo non s’interessa alla sua vita e che forse non è così potente come gli diceva sua madre…

L’ennesima occasione in cui istigare Dio si presenta durante una gita scolastica in cui con i compagni di scuola si sbizzarriscono tra spinelli, altre droghe e molto alcool. Il ragazzo beve e fuma gli spinelli, ma qualcosa lo ferma dal prendere la cocaina che gli viene offerta e decide di andarsene a dormire. In questo caso, Dio accetta la sfida di Daniele e lo ferma dal farsi ancora più del male.

Il momento del cambiamento arriva un po’ di tempo dopo. Il giovane è sotto una tenda di evangelizzazione e un uomo sta predicando. Daniele ascolta e sente qualcosa muoversi dentro il suo cuore, ma vinto dal suo senso di ribellione, cerca di zittire quei sentimenti.

A un certo punto, il predicatore invita chi è lontano da Dio ad avvicinarsi a Lui; è un appello accorato e al ragazzo sembra che quell’invito sia rivolto proprio a lui. Daniele resiste e resiste, cerca di sopprimere quel desiderio sempre più forte di cedere davanti al richiamo dolce e deciso di Dio. Diverse persone accettano di avvicinarsi al Signore, ma lui no.

L’uomo continua il suo invito ad accettare Dio e stavolta insiste, sentendo che tra i molti presenti c’è qualcuno che pur resistendo ha un forte desiderio nel cuore, così dice: «C’è qualcun altro? Sì, io lo so che c’è ancora qualcuno che vuole venire qui, che vuole essere salvato. Vieni, io sto chiamando proprio te».

Finalmente Daniele cede e accetta il Signore nella sua vita: conosce una pace e una liberazione come non aveva mai provato prima e comincia a camminare con Dio al suo fianco.

In quel momento capisce che crescere in una famiglia evangelica, di credenti, non è garanzia di un bel rapporto sincero e diretto con Dio, ma c’è bisogno di mettersi in gioco in prima persona. Daniele lo ha fatto, smettendo di sfidare Dio nel modo sbagliato, ma lasciando che lui si riveli ogni giorno un po’ di più, donando il suo immenso amore, la sua presenza dolce e protettiva, le sue benedizioni…

Tutti possono sperimentare l’amore e la pace di Dio: anche tu!

Se come Daniele vivi la vita con un senso di sfida, cercando di dettare tu le regole del gioco, volendo fare per forza di testa, ma non sei felice, sei insoddisfatto per come ti vanno le cose, fai come il nostro amico e come abbiamo fatto anche noi: fidati di Dio e lascia che si prenda cura di te. Non puoi immaginare che meraviglia è finché non l’hai provata…

Dio ti benedica!

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Nella foto Daniele alle prese con la prova di attendibilità: recitare Shakespeare con mezza mela in bocca è da Guiness!

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«I soldi non fanno la felicità…» – Storia di Maurizio Catozzi

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Prosegue la trasmissione delle storie vere degli ospiti di Dueperuno, oggi è con noi Maurizio Catozzi! Ascolta  la sua storia su CRC in onda alle 11!

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Maurizio nasce a Torino 47 anni fa in una famiglia di comunisti non credenti; cresce pensando che Dio esiste, ma, associandolo alla chiesa cattolica, se ne tiene a distanza.

Fin da ragazzino, il nostro ospite prova una certa noia a frequentare amicizie tranquille e molto presto, spinto dal suo spirito di ribellione, comincia a girare con persone piuttosto problematiche, tra cui diversi tossicodipendenti.

Pur stringendo amicizie rischiose, il ragazzo non rimane coinvolto nella droga anche perché spaventato dalla morte per overdose di alcuni amici.

Abbiamo chiesto a Maurizio cosa lo spingesse a stare con quegli amici tossicodipendenti considerato che lui non lo era. «Devo dire che io sentivo di voler aiutare le persone» ci ha risposto e ci racconta un aneddoto di quando anni dopo, da allenatore di una squadra di calcio formata da ragazzini, cercava di tirar fuori un giovane dalla droga.

Dopo gli studi, il ribelle si placa e comincia a lavorare in banca. Ma un’occupazione tranquilla, per il nostro ospite, non vuol dire di certo una vita monotona: per anni il divertimento sopra le righe è parte centrale della sua vita.

A 27 anni Maurizio si sposa, ma non è un matrimonio felice: tra litigi e difficoltà il rapporto va avanti per quattro anni e poi arriva la separazione.

A questo punto il giovane decide di cambiare occupazione; lascia la banca e comincia a lavorare nel campo del network marketing per un gestore telefonico: cominciano ad arrivare davvero molti soldi, i viaggi per lavoro in giro per il mondo sono molto frequenti, però lui non è soddisfatto, così lascia nuovamente il lavoro e decide di aprire un locale latino-americano con un amico.

Riprende il divertimento, e inizia la passione per il gioco. Dopo un po’ di tempo, Maurizio viene invitato a gestire un paio di locali nella località sciistica di Sestriere; lì convive con una donna russa, guadagna molti soldi e fa la bella vita, ma ancora non è soddisfatto e tranquillo.

Dopo cinque anni si accorge che uno dei soci gli ha rubato parecchi soldi. Decide di andarsene e torna Torino a casa di suo padre: Maurizio è in una brutta condizione, comincia a soffrire di attacchi di panico, ha crisi depressive e pensa continuamente al suicidio. La delusione provata dal tradimento del suo amico-socio lo getta in uno stato di depressione in cui continua a chiedersi com’è possibile che prima avesse tutto e ora si senta così.

Per tre mesi non esce di casa e per circa un anno rimane in uno state tale da non riuscire nemmeno a lavorare.

Un giorno, la svolta: uno zio di Maurizio gli propone di gestire un bar a Nichelino, una cittadina alle porte di Torino. Andando al bar, il nostro ospite passa davanti alla chiesa dove molti anni prima si era sposato ed è un tuffo nel passato, in mezzo a tanti ricordi.
Il bar è frequentato da molte persone, ma una in particolare colpisce Maurizio: è una giovane donna, di nome Betty, che lavora in un ufficio sopra al bar insieme al marito. Quello che incuriosisce l’uomo, è che la donna è spesso in compagni di uomini diversi, dall’aria poco raccomandabile.

Non potendo farne a meno, Maurizio le chiede “Scusa Betty, ma chi sono tutti questi uomini, pieni di tatuaggi, che porti qui con te?”. Betty gli spiega che quelle persone sono ex carcerati che lei segue: “Sono una cristiana evangelica e anche una sorta di suora laica, che si occupa di queste persone”.

Il nostro amico non sapeva nemmeno chi fossero gli evangelici e questa risposta lo incuriosisce molto. Qualche tempo dopo Maurizio incontra nel suo bar un altro evangelico: il calciatore in forza alla Juventus, Nicola Legrottaglie.

Nicola comincia a parlare al nostro ospite di Gesù, gli dice che Cristo lo ama, ma a Maurizio sembrano solo favolette. Un giorno in cui il calciatore viene invitato a dare la sua testimonianza in chiesa, viene invitato da Nicola anche il nostro amico, che entra per la prima volta in una comunità evangelica: la visita lo incuriosisce davvero molto, perché il locale è semplice e disadorno. «Sembra si siano rubato tutto, qui» è il pensiero dell’uomo.

Tempo dopo, Maurizio va a casa di Betty e suo marito; all’incontro partecipano anche alcuni ex detenuti, convertiti a Cristo. La testimonianza di uno di loro, in particolare, lo colpisce molto; comincia a chiedersi «Ma tutta questa gente, che è così cambiata, felice… Vorrà dire che qualcosa c’è!».

Così, incuriosito, comincia a frequentare una chiesa evangelica e a capire tante cose che prima non sapeva o non capiva, tra cui che il Signore era da molto lo stava cercando, ma lui non era allenato a sentire la sua voce, quindi non la riconosceva. Una volta riconosciuta e aperta la porta del suo cuore, la vita di Maurizio è cambiata proprio come aveva notato in quei credenti che una volta erano stati in carcere…

Cristo sta bussando anche alla porta del tuo cuore! Riesci a sentirlo? Tendi bene l’orecchio, ascolta e poi apri anche tu la porta del tuo cuore: la tua vita cambierà! Non ci credi? provalo!

«Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me». [Cristo, in Apocalisse 3:20]


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Abruzzo: giorno del lutto. Speciale di crc.fm

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Oggi è il giorno dei funerali di Stato per le vittime del terremoto in Abruzzo.

In questa occasione non verrà proposto l’appuntamento con Dueperuno: il Circuito radio cristiane-crc.fm è vicino alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo e in occasione della giornata di lutto nazionale dedica uno speciale al dramma di questi giorni e a quanti ne sono coinvolti.

Nel corso del programma sono stati trasmessi interventi da parte di credenti della zona e delle realtà evangeliche che si stanno muovendo per fornire un aiuto concreto agli sfollati.

È possibile ascoltare la puntata speciale tramite il PODCAST

«L’amore di Dio non si ottiene per meriti» – Storia di Andrea Lupica

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Oggi Andrea Lupica ci racconta la sua storia! Ascoltala alle 11 in diretta su crc_banner

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Andrea ha 27 anni,  nasce in un paesino montano della Sicilia; cresce in una famiglia di credenti evangelici: suo padre si occupa dei giovani della chiesa e quindi per Andrea è sia il papà che l’insegnante dei concetti biblici.

Il nostro ospite è proprio un bravo ragazzo, cresciuto a pane e Bibbia, che dà pochi problemi ai suoi ed è molto attaccato in particolare a suo padre, in cui il ragazzo vede un bell’esempio da seguire. Sapere di essere un bravo ragazzo dà ad Andrea la convinzione di meritarsi tutto il buono che gli capita nella vita.

Dopo le medie, Andrea prosegue gli studi, ma per poter frequentare la scuola è obbligato a trasferirsi in un paese a una quarantina di chilometri da casa; lì affitta una stanza in una famiglia e comincia a vivere lontano da quella casa in cui era stato sempre molto bene, con i genitori, con la sorella gemella e i due fratelli molto più grandi di lui.

Per cinque anni il giovane vive con una certa libertà, studiando con impegno e nello stesso tempo crescendo in modo piuttosto autonomo. Durante questo periodo Andrea vive con meno intensità quegli insegnamenti che per anni aveva apprezzato e si ritrova ad allontanarsi da quel Dio che era stato  amico reale per molto tempo.

Un giorno Andrea riceve una brutta notizia: suo padre, quell’uomo che è stato per lui fonte di grande affetto e esempio da seguire, si ammala di tumore; è un duro colpo per il ragazzo, ma lui sa che il Signore può fare qualcosa così gli si rivolge in preghiera, chiedendogli di guarire suo papà.

Man mano che la sua relazione con Dio si riaccende, Andrea si rende conto che quel suo sentirsi un bravo ragazzo, che meritava giustamente le cose ricevute fino ad allora, non era davvero la verità e che l’amore e la grazia di Dio non avrebbe potuto meritarli solo per quel suo essere a posto.  Ma allora, come si fa a ottenere la grazia di Dio, il suo amore e la sua salvezza?

Lo capisce durante un campo evangelico per giovani, a cui partecipa nonostante sia un periodo triste, oltre che per la malattia del padre anche per il trasferimento di uno dei suoi fratelli a Torino. Andrea finalmente capisce che l’amore e la grazia di Dio sono un dono che il Signore fa agli uomini che lo desiderano, pur non avendo nessun motivo per meritarli. Comprende e accetta anche che qualsiasi cosa sarebbe successa sarebbe stata la volontà di Dio e quindi torna a casa con il cuore pieno di pace.

Dopo il campo comincia ad affrontare le cose con uno spirito diverso e questo gli dà conforto man mano che la situazione di suo padre peggiora: non si sente solo in questo cammino, sa che Cristo non lo abbandonerà.

Andrea decide seguire il Signore e di battezzarsi, come testimonianza di quello che Dio aveva fatto in lui; anche sua sorella gemella ha fatto un percorso spirituale che la porta a seguire Dio, così decide di battezzarsi insieme con suo fratello.

Il padre è felice di vedere che i suoi figli hanno fatto la scelta più importante per la vita di ogni persona, ma purtroppo non sarà presente a quell’avvenimento.

Infatti il papà  muore una settimana prima del battesimo; nonostante questo grande dolore, Andrea sperimenta profondamente cosa voglia dire l’amore di Dio, l’unico che sa davvero consolare ogni persona.

Il ragazzo riprende la sua vita, accompagnato da quella presenza divina che lo sostiene, lo supporta e lo consola.

Si sposta nuovamente di città per frequentare l’università, ma adesso Andrea non si allontana più da Dio!

Dopo la laurea in ingegneria elettronica c’è bisogno di trovare lavoro, così il ragazzo raggiunge i fratelli a Torino e lì trova subito l’occupazione giusta.

Anche per Andrea la felicità sta nel fatto che c’è il Signore con noi, infatti dice «Nonostante le cose non belle della vita, noi continuiamo a essere felici perché c’è il Signore con noi!».

Anche tu puoi avere questa felicità! Basta chiedere al Signore di entrare nella tua vita… Non ci credi? Provalo!

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