«Dio, fammi morire!» – Storia di Raffaele Marzullo

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Anche oggi, come ogni venerdì, Dueperuno è lieta di presentare uno dei graditi ospiti, che ci racconterà la sua storia; vi presentiamo Raffaele Marzullo! Ascolta la sua storia direttamente dalla sua voce su CRC alle 11!

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Raffaele, 34 anni, è nato a Paola, in provincia di Cosenza,  ma è cresciuto tra la Francia e il nord Italia; dall’età di 17 anni vive a Torino.

Cresce in una buona famiglia dai sani principi; i suoi genitori, pur non essendo praticanti, lo allevano infondendogli l’amore per Dio. Frequenta la chiesa cattolica e va all’oratorio.

Quando è ancora bambino, ha solo 7 anni, chiede alla madre di regalargli un vangelo, perché è incuriosito dalla figura di Gesù; per Raffaele Gesù è una persona vera, eccezionale, ma non capisce bene perché è dovuto morire sulla croce, quindi vuole capire.

Viene colpito in particolare da una frase, che si trova in Romani 12:21, che dice:  “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene“. Questo verso accompagna Raffaele per lunghi anni:  ne fa una regola da seguire, che gli permette di stare lontano dai guai fino all’età di 21 anni, perché pur provocato non alza mai le mani su nessuno, vivendo in modo molto pacifico.

Il nostro amico prova un profondo amore per Gesù, ma si sente un po’ una mosca bianca, perché le persone intorno a lui, anche quelle che frequentano la chiesa cattolica, non hanno il suo stesso interesse e amore, anzi lui sente che c’è molta falsità e si chiede “Ma dove sono gli altri come me?”. Per Raffaele, Gesù è una sorta di angelo custode, di cui sente la voce che lo guida a comportarsi bene.

Chiediamo a Raffaele se lui abbia mai parlato con i suoi genitori di quello che provava e ci risponde che sì, gliene parlò, esprimendo anche il desiderio di entrare in seminario per prendere i voti e diventare prete. Il ragazzo però si domanda se sia davvero necessario diventare prete per servire Dio, rinunciando anche ad avere una famiglia.

A 21 le cose cambiano improvvisamente: succede qualcosa di grave, Raffaele non ha voluto esplicitare cosa, che stravolge negativamente la vita del ragazzo. Pieno di rabbia e disprezzo, entra nella  chiesa vicino a casa sua e accusa Dio : «E tu ti fai chiamare “Dio d’amore”? Ma quale Dio d’amore! Quale Dio d’amore sei, visto come vanno male le cose qui sulla terra, a me vanno male?!». Dopo aver sputato se ne va ed esce dalla chiesa.

Raffaele non è più lo stesso; se prima, obbedendo alle parole scritte in Romani 12:21, viveva cercando la pace con tutti, ora  indossa una maschera e si mostra come un ragazzo cattivo e ribelle, pieno di rabbia, pronto a fare a pugni con tutti, a cercare la lite, aspettando solo di essere stuzzicato per reagire.

Quando il nostro ospite ha 25 anni subisce un incidente in auto; nel momento dell’impatto il ragazzo pensa che morirà, ma incredibilmente esce illeso mentre la sua auto nuova è completamente distrutta. Rimane sbalordito e turbato, ma invece di essere in qualche modo grato per essere ancora vivo,  cade ancora di più nella disperazione, perché non si capacita di come possano andargli così male tutte le cose.

Raffaele pensa al suicido. Vive nutrendosi di rabbia, nulla lo consola.

Qualche tempo dopo, mentre ascolta la radio, sente l’annuncio pubblicitario di una cartomante e decide di telefonarle. Nel pieno della sua crisi, non ricorda affatto di come si rivolgeva a Dio quando era un po’ più giovane e di come ne riceveva consolazione e amore.

Si reca all’appuntamento con la cartomante; quando è davanti al suo studio, sente una “voce” dentro di sé che gli dice “Ora tu perderai me”, Raffaele riconosce che è la “voce” di Dio, quella che amava sentire quando era bambino.

Mentre la maga gli fa le carte, dice a Raffaele dell’incidente d’auto che ha avuto, che lui è un ragazzo infelice, e quando ha finito di parlare del suo passato, gli chiede: «Cosa vuoi sapere?». Il ragazzo risponde: «Voglio conoscere il mio futuro», ma quando la maga comincia a parlare dalla bocca di Raffaele esce un deciso «Sei una bugiarda!».

La maga cerca di proseguire nella lettura delle carte, ma si ferma e dice a Raffaele: «Non riesco a farti le carte: tu hai a che fare con Dio! Tu credi in Dio?».  Il ragazzo pensa che non lo sa, che lui crede in un’entità, ma non sa più se crede in Dio.

Lascia lo studio della maga con più dubbi di quando è entrato e pensando che quella donna è una pazza, perché lui non ha più niente a che fare con Dio. Quella notte è una notte piena di incubi.

Per Raffaele la situazione peggiora ogni giorno di più: ormai è sull’orlo della depressione. Crede che niente e nessuno possa farlo uscire dal suo stato, che non  c’è più speranza, che tutto va male. Progetta di uccidersi, ma non riesce a concludere il gesto. Sempre più disperato, il giovane urla a Dio chiedendogli di farlo morire. Ma Dio non gli risponde.

Il nostro amico ci racconta che, con l’intenzione di farsi venire qualche brutto male, comincia a fumare una sigaretta dietro l’altra, con il risultato di ammalarsi seriamente di bronchite asmatica e di una forte infiammazione alle vie aeree superiori, così è obbligato a smettere di fumare, perché non riesce a inalare il fumo di sigaretta. La sua rabbia cresce ancora.

Un giorno si avvicina un suo collega, Samuele, che lo vede un po’ triste. Raffaele è seduto vicino alla macchinetta del caffè, durante una pausa, e sta rivolgendo a Dio la sua richiesta “Portami via da questo mondo“. Il collega mette gentilmente una mano sulla sua spalla e gli dice:  «Cos’hai?». Con rabbia e nervosismo Raffaele si toglie la mano di Samuele di dosso e gli risponde duramente: «Lasciami stare, che ho i miei problemi».

Più tardi, incuriosito, Raffaele si avvicina a Samuele, perché sente dentro di sé una sorta di richiamo “Vai da lui; lui ti indicherà la strada”; così ci va e a bruciapelo gli chiede: «Ma tu, di che religione sei?». Samuele lo guarda con stupore e gli risponde: «Io sono evangelico. Credo in Gesù» e lo invita ad andare con lui sotto la Tenda evangelistica “Cristo è la risposta”.

Il 27 giugno del 2004, Raffaele ci va e subito pensa di essere in mezzo a tanti matti, tra persone che esclamano “Gloria a Gesù!”, ma sente le parole di Vittorio Fiorese, il responsabile della Tenda che dice: «Gesù sta bussando alla porta del tuo cuore». Il giovane rivolge a Gesù queste parole: «Gesù, se veramente ci sei, entra nel mio cuore, perché io non ce la faccio più!».

Il mattino dopo, Raffaele si sveglia piangendo un pianto liberatorio e chiede perdono a Dio per i suoi peccati e per essere stato così ribelle.  Da quel momento, finalmente, una pace profonda scende nel cuore di Raffaele e la sua vita non è più la stessa: basta con la rabbia, con il nervosismo, con la ribellione! Ora sa che Gesù non voleva che morisse, ma voleva mostrargli il suo amore, consolarlo e aiutarlo.

I problemi continuano a non mancare, ma ora Raffaele non si sente solo, né disperato e lancia un appello ai nostri ascoltatori e lettori: «Se sei triste, dai la tua vita a Gesù, perché lui è la via, la vita e la verità: nessuno arriva a Dio se non per mezzo di Cristo! E quando Gesù dice che lui dà la pace che il mondo non dà è vero e io l’ho realizzato nella mia vita. Anche tu puoi realizzarlo!».

Aprire il cuore al Signore è più facile di quello che pensi!  Non ci credi? Provalo!

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2 Risposte

  1. Beato lui……ha pregato Dio di morire come faccio io tutte le sere prima di addormentarmi…….ed ha trovato la sua soluzione ed ora è felice.
    Lo faccio perchè non ho il coraggio di ammazzarmi ed ho paura di fare soffrire i miei figli e i miei cari……
    Vorrei tanto che Dio mi facesse il grande favore di farmi morire nel sonno senza dolore ed in modo che sembri una malattia, ma sono troppo peccatore e so che non lo farà.
    Ho servito Dio per anni come evangelizzatore biblico, ma a seguito della separazione da mia moglie, innamorata di un Anziano, della morte di mio padre e di un episodio di pedofilianei confronti di mio figlio mi è crollato il mondo addosso. So che è colpa mia e non ho abbastanza fede, ma desidero tantissimo terminare questa vita ed addormentarmi nella morte e mettermi nelle mani di DIo Onnipotente……poco importa cosa succederà dopo: almeno avrò la sicurezza che verrò giudicato dall’Unico Giudice Giusto ed Infallibile, non dai miei confratelli che tanto dolore mi hanno provocato con la loro indifferenza completa nel momento in cui avevo più bisogno di loro……….
    Dio vi benedica.

  2. Caro S, molti credono che la vita dei credenti sia libera da problemi e difficoltà, ma la realtà è un’altra.
    Ma allora – ci viene chiesto da chi si dice non credente – cosa cambia tra noi e chi non crede? Sicuramente cambia il modo di affrontare queste difficoltà.
    Sappiamo di non essere soli, questo è il cambiamento. Sappiamo che Dio non distoglie lo sguardo da noi e dai nostri problemi e ci aiuta ad affrontarli nel modo migliore possibile.
    Non sempre toglie il problema, perché a volte è proprio necessario che quel problema lo viviamo, per diventare migliori, ma nel caso rimanga, per certo sappiamo di poter contare sull’aiuto e sul sostegno meraviglioso e incondizionato di chi ci ama più di ogni altro: Dio.

    Leggere la tua esperienza mi ha toccato molto, perché hai sofferto tanto e questo mi spiace, sinceramente.
    Situazioni così complesse e dolorose sono difficili da sopportare, ma mi fa piacere che tu stesso ti sia messo al centro, riconoscendo il tuo allontanamento; però vorrei dirti che non ti devi addossare le colpe così, perché non devi dimenticare che mentre satana approfitta della nostra fragilità per demolirci (ricordati che lui odia chi ama ed è amato da Dio e, non potendo ferire Dio, cerca di ferire noi) il Signore è pronto a darci la sua forza, anche se in qualche modo ci siamo arresi agli avvenimenti dolorosi della nostra vita e ci siamo seduti su una panchina invece di continuare a camminare tenendo gli occhi fissi su Dio.

    Anche Raffaele, deluso dalla vita e dalle persone, ha chiesto a Dio di dargli la morte, ma Dio ha voluto, invece, dargli la vita: questa, terrena, e l’altra, quella eterna, meravigliosa.
    Le promesse di Dio sono per tutti; quando dice “venite a me e io vi darò riposo”, è anche per te: non importa se ti senti un fallito, se ti senti sporco, incompreso, peccatore come non mai. Il Signore conosce perfettamente la nostra natura e il nostro cuore, eppure ci ama ugualmente e nel momento in cui le nostre ginocchia si piegano davanti al suo Amore, ecco che Lui riempie il nostro cuore del suo perdono, della sua pace.

    Caro S, il passato ci lega con catene che spesso soffocano il nostro slancio verso Dio, la nostra fede e, di conseguenza, il nostro rapporto con Dio, per questo ti consiglio di fare un passo fondamentale per spezzare queste catene e ritornare a vivere il tuo rapporto con Dio in pienezza: oggi stesso, prenditi un po’ di tempo, apri la tua Bibbia, leggi il Salmo 46 e inginocchiati davanti a Dio, chiedendogli perdono e sostegno. Non ho alcun dubbio che immediatamente il tuo amato Padre saprà farti sentire forte la Sua presenza e il Suo amore. Non indugiare e non ritardare questo momento!

    Caro fratello, il salvatore, il dottore dei dottori, il Signore non aspetta altro che un tuo sincero gesto di ritorno a Lui, per ridarti quella serenità che il nemico ha voluto rubarti.
    Pregheremo per te, per la tua vita, per la tua famiglia.
    Ti abbracciamo con sincero affetto in Cristo! Dio ti benedica, caro S.
    Scrivici quando vuoi, ti siamo vicini.

    Sandra

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