«Io, coinvolto nel sequestro di Augusto De Megni, ho incontrato Gesù» – Storia di Giorgio Ortu

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Mi chiamo Giorgio e voglio raccontarvi la mia testimonianza. Sono nato e vissuto in Sardegna fino all’età di 26 anni, facendo l’allevatore di pecore.

Il Signore ha parlato per la prima volta al mio cuore all’età di sedici anni. A seguito di una vicenda giudiziaria nella quale io e la mia famiglia siamo stati coinvolti, per una serie di vicissitudini avverse mi sono ammalato di una forte bronchite. Fui sottoposto a cure mediche prolungate ed intensive che finirono con il causarmi una grave intossicazione.  A distanza di un anno incominciai a perdere sia i capelli e che le ciglia e le sopracciglia. Avevo solo diciassette anni ma ero veramente disperato. Mi guardavo allo specchio e detestavo il mio aspetto fisico. I miei coetanei mi deridevano.

Alcune mie sorelle che vivevano a Roma mi dissero che avevano trovato un centro medico nel quale avrebbero potuto fare qualcosa per il mio problema. Mi recai a Roma pieno di aspettative ma i risultati furono piuttosto deludenti. Dentro di me stavo veramente male.

Fu allora che una delle mie sorelle mi invitò ad andare nella chiesa evangelica che lei frequentava in Roma. In realtà quando lei mi parlava di Dio io non la stavo ad ascoltare. Non credevo che potesse esistere Qualcuno al di sopra degli uomini, perché, mi dicevo, se fosse esistito non avrebbe permesso che mio padre morisse giovane lasciando sette figli piccoli.

Tuttavia mia sorella insisté così tanto che alla fine accettai di andare in chiesa. In quel culto il pastore lesse dalla Bibbia il capitolo 37 della Genesi. Mentre esponeva la predicazione della Parola, sembrava che conoscesse esattamente la mia vita. Al punto che finito il culto, mi arrabbiai con mia sorella pensando che fosse stata lei a raccontare al pastore le mie vicissitudini personali. In realtà mia sorella non aveva raccontato proprio niente, ma era Dio che aveva parlato potentemente al mio cuore.

Tornai in Sardegna continuando tuttavia a “combattere” contro Dio. Se qualcuno, infatti, provava a parlami del Signore, io iniziavo a bestemmiare fino a farlo smettere.

Da quel momento in poi la mia vita trascorreva tra vizi e disonestà: fumavo, bevevo e rubavo. Ero considerato in qualche modo un “capo” ed alla fine si doveva fare sempre quello che dicevo io.

Nel 1988 mi sono sposato. Il primo anno di matrimonio è trascorso tra le difficoltà complice la presenza dei familiari che ci creavano ulteriori problemi. Abbiamo deciso così, onde evitare che tra noi la situazione precipitasse, di lasciare la Sardegna. Nel settembre del 1989 siamo arrivati in Toscana. Ho trovato lavoro in una azienda agricola continuando il mio mestiere di sempre, ma con un buon stipendio. Anche tra me e mia moglie le cose incominciavano a migliorare.

Il mio datore di lavoro era sardo, come tutti suoi amici. Alcuni di questi, però, erano affiliati all’Anonima Sarda. Fu così che venni in contatto con molti latitanti (cosiddetti “banditi”) e i suoi amici divennero anche i miei.

Tuttavia non avrei mai potuto immaginare che stessero pianificando un sequestro di persona. Nei primi giorni di ottobre del 1990 scattò il piano ed un piccolo bambino di soli 10 anni fu rapito: si trattava di Augusto De Megni.

Da quel momento la mia vita cambiò. Gli “amici” mi rassicuravano dicendo che potevo stare tranquillo e che non mi sarebbe successo niente. Io, invece, desideravo solo che tutto ciò finisse al più presto. Temevo, infatti, che la Polizia potesse arrivare da un momento all’altro.

La mattina del 21 gennaio 1991 alle ore 7 sentimmo arrivare gli elicotteri della Polizia. Adesso posso dire che grazie a Dio con un blitz il bimbo fu liberato ed io ed altre tre persone finimmo in carcere.

In carcere mi crollò il mondo addosso. Pensai: “ho perso tutto”. La mia vita era finita. In cella d’isolamento pensavo alla mia famiglia, a mia moglie, ai progetti svaniti, ad una vita persa per colpa di “amici” (fate attenzione alle amicizie che vi scegliete!).

Incominciarono gli interrogatori. Per me si prospettava una pena ad almeno 30 anni di reclusione. Io mi proclamavo innocente perché non avevo partecipato in nessun modo al sequestro né alla sua pianificazione, ma effettivamente per il giudice risultava difficile credermi. Scrissi allora una lettera a mia moglie chiedendole di lasciarmi e di rifarsi una vita, ma lei grazie a Dio non lo fece e mi rimase vicino.

Dopo poco tempo venne a trovarmi mia sorella, la stessa sorella che dieci anni prima mi aveva parlato di Dio e mi aveva portato in chiesa. Mi disse che se ero veramente innocente avrei dovuto confidare in Dio chiedendoGli perdono e Lui mi avrebbe aiutato ad uscire dal carcere. Tra me e me pensai: “Ci risiamo. Questa qui non fa altro che raccontare sciocchezze”. Mi lasciò una Bibbia invitandomi a leggerla.

Ritornai in cella d’isolamento aspettando il giorno del processo. Fu lì che cominciai a sfogliare la Bibbia. La lettura mi dava momenti di pace e cominciai a pensare che forse esisteva qualcosa di supremo. Con vergogna cominciai a chiedere a Dio se avesse potuto perdonare anche me!

Chiesi a Dio di farmi comprendere come fare per arrivare a Lui. Cominciai a leggere la Bibbia sempre di più finché un giorno trovai nel libro dei Proverbi al capitolo 6 la risposta a tutte le mie domande.

Implorai Dio di perdonarmi. Provai dentro di me, per la prima volta nella mia vita, la vera gioia.

Dopo quattro mesi e mezzo mi processarono. I miei coimputati testimoniarono a mio favore scagionandomi. Dio mi aveva aiutato. Fui condannato a soli 5 anni e 4 mesi. Dopo qualche tempo potei tornare a casa e riprendere il mio lavoro. Ero felice. Vivevo le mie giornate con mia moglie che grazie a Dio non aveva ascoltato quello che gli avevo scritto nella mia lettera dal carcere!

Da quel momento, nonostante le mie infedeltà, Dio ha fatto cose grandi e mi ha fortificato nelle Sue vie facendomi decidere irrevocabilmente per Lui. Dio ha salvato anche mia moglie e altre quattro mie sorelle. Mi ha dato due adorati figli. Adesso non faccio più l’allevatore ma ho una mia ditta di muratura. Vivo onestamente sapendo che il Signore provvede ad ogni mio bisogno. Vivo una vita che va al di là di quello che avrei mai potuto pensare o desiderare.

Sono trascorsi 17 anni. Sono stati anni meravigliosi e non mi sono mai pentito di aver accettato Gesù come mio personale Salvatore. Avevo una vita distrutta, ma Dio l’ha ristabilita. Non aspettare che la tua vita peggiori ulteriormente. Vai a Gesù. Lui ti aspettando. Egli è l’amico che non ti deluderà mai.

Dio ti benedica.  Giorgio.

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