«I soldi non fanno la felicità…» – Storia di Maurizio Catozzi

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Prosegue la trasmissione delle storie vere degli ospiti di Dueperuno, oggi è con noi Maurizio Catozzi! Ascolta  la sua storia su CRC in onda alle 11!

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Maurizio nasce a Torino 47 anni fa in una famiglia di comunisti non credenti; cresce pensando che Dio esiste, ma, associandolo alla chiesa cattolica, se ne tiene a distanza.

Fin da ragazzino, il nostro ospite prova una certa noia a frequentare amicizie tranquille e molto presto, spinto dal suo spirito di ribellione, comincia a girare con persone piuttosto problematiche, tra cui diversi tossicodipendenti.

Pur stringendo amicizie rischiose, il ragazzo non rimane coinvolto nella droga anche perché spaventato dalla morte per overdose di alcuni amici.

Abbiamo chiesto a Maurizio cosa lo spingesse a stare con quegli amici tossicodipendenti considerato che lui non lo era. «Devo dire che io sentivo di voler aiutare le persone» ci ha risposto e ci racconta un aneddoto di quando anni dopo, da allenatore di una squadra di calcio formata da ragazzini, cercava di tirar fuori un giovane dalla droga.

Dopo gli studi, il ribelle si placa e comincia a lavorare in banca. Ma un’occupazione tranquilla, per il nostro ospite, non vuol dire di certo una vita monotona: per anni il divertimento sopra le righe è parte centrale della sua vita.

A 27 anni Maurizio si sposa, ma non è un matrimonio felice: tra litigi e difficoltà il rapporto va avanti per quattro anni e poi arriva la separazione.

A questo punto il giovane decide di cambiare occupazione; lascia la banca e comincia a lavorare nel campo del network marketing per un gestore telefonico: cominciano ad arrivare davvero molti soldi, i viaggi per lavoro in giro per il mondo sono molto frequenti, però lui non è soddisfatto, così lascia nuovamente il lavoro e decide di aprire un locale latino-americano con un amico.

Riprende il divertimento, e inizia la passione per il gioco. Dopo un po’ di tempo, Maurizio viene invitato a gestire un paio di locali nella località sciistica di Sestriere; lì convive con una donna russa, guadagna molti soldi e fa la bella vita, ma ancora non è soddisfatto e tranquillo.

Dopo cinque anni si accorge che uno dei soci gli ha rubato parecchi soldi. Decide di andarsene e torna Torino a casa di suo padre: Maurizio è in una brutta condizione, comincia a soffrire di attacchi di panico, ha crisi depressive e pensa continuamente al suicidio. La delusione provata dal tradimento del suo amico-socio lo getta in uno stato di depressione in cui continua a chiedersi com’è possibile che prima avesse tutto e ora si senta così.

Per tre mesi non esce di casa e per circa un anno rimane in uno state tale da non riuscire nemmeno a lavorare.

Un giorno, la svolta: uno zio di Maurizio gli propone di gestire un bar a Nichelino, una cittadina alle porte di Torino. Andando al bar, il nostro ospite passa davanti alla chiesa dove molti anni prima si era sposato ed è un tuffo nel passato, in mezzo a tanti ricordi.
Il bar è frequentato da molte persone, ma una in particolare colpisce Maurizio: è una giovane donna, di nome Betty, che lavora in un ufficio sopra al bar insieme al marito. Quello che incuriosisce l’uomo, è che la donna è spesso in compagni di uomini diversi, dall’aria poco raccomandabile.

Non potendo farne a meno, Maurizio le chiede “Scusa Betty, ma chi sono tutti questi uomini, pieni di tatuaggi, che porti qui con te?”. Betty gli spiega che quelle persone sono ex carcerati che lei segue: “Sono una cristiana evangelica e anche una sorta di suora laica, che si occupa di queste persone”.

Il nostro amico non sapeva nemmeno chi fossero gli evangelici e questa risposta lo incuriosisce molto. Qualche tempo dopo Maurizio incontra nel suo bar un altro evangelico: il calciatore in forza alla Juventus, Nicola Legrottaglie.

Nicola comincia a parlare al nostro ospite di Gesù, gli dice che Cristo lo ama, ma a Maurizio sembrano solo favolette. Un giorno in cui il calciatore viene invitato a dare la sua testimonianza in chiesa, viene invitato da Nicola anche il nostro amico, che entra per la prima volta in una comunità evangelica: la visita lo incuriosisce davvero molto, perché il locale è semplice e disadorno. «Sembra si siano rubato tutto, qui» è il pensiero dell’uomo.

Tempo dopo, Maurizio va a casa di Betty e suo marito; all’incontro partecipano anche alcuni ex detenuti, convertiti a Cristo. La testimonianza di uno di loro, in particolare, lo colpisce molto; comincia a chiedersi «Ma tutta questa gente, che è così cambiata, felice… Vorrà dire che qualcosa c’è!».

Così, incuriosito, comincia a frequentare una chiesa evangelica e a capire tante cose che prima non sapeva o non capiva, tra cui che il Signore era da molto lo stava cercando, ma lui non era allenato a sentire la sua voce, quindi non la riconosceva. Una volta riconosciuta e aperta la porta del suo cuore, la vita di Maurizio è cambiata proprio come aveva notato in quei credenti che una volta erano stati in carcere…

Cristo sta bussando anche alla porta del tuo cuore! Riesci a sentirlo? Tendi bene l’orecchio, ascolta e poi apri anche tu la porta del tuo cuore: la tua vita cambierà! Non ci credi? provalo!

«Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me». [Cristo, in Apocalisse 3:20]


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«Sono troppo giovane per pensare a Dio, meglio il calcio!» – Storia di Calogero Gravano

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Oggi raccontiamo la storia di Calogero! Ascoltala su CRC alle 11.

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Dopo aver superato la prova di idoneità, il provetto cuoco-drammatico nonché ottimo ricettaro-giornalista Calogero ci racconta la sua storia…

La famiglia di Calogero, dopo aver chiuso una pizzeria, si trasferisce dalla Sicilia a Torino per trovare lavoro e cercare di risolvere seri problemi economici; Calogero è solo un bambino, ma spesso vede i suoi genitori tristi a causa delle difficoltà in cui si trovano.

Qualche tempo dopo l’arrivo nel capoluogo piemontese i suoi vivono un’esperienza speciale con Dio: la loro vita cambia e nonostante abbiano ancora diverse difficoltà le affrontano con uno spirito diverso.

A quel tempo Calogero ha 5 anni e anche se non percepisce granché del cambiamento avvenuto in sua madre e suo padre, sente che sono più contenti, sereni.

Il nostro ospite ci racconta che durante l’infanzia e l’adolescenza andava nella chiesa evangelica con i suoi; gli piaceva ascoltare, ma non sentiva dentro di lui la stessa gioia che provavano i genitori. Ha continuato a frequentare la chiesa fino a 19 anni, ma senza esserne troppo coinvolto, perché crede di essere troppo giovane per pensare a Dio e a quello che lo riguarda.

Il vero interesse di Calogero è un altro: il calcio. La sua è una vera e propria passione, che lo porta a giocare in una squadra e qui iniziano i primi conflitti, perché i genitori vorrebbero che continuasse ad andare al culto della domenica con loro, mentre lui preferisce impegnarsi nelle partite. Quel lieve interesse che aveva per Dio piano piano si assopisce.

Nonostante si dedichi a ciò che più gli piace, Calogero un giorno comincia a sentirsi non proprio soddisfatto di quello che fa e percepisce un senso di vuoto, che nemmeno la sua passione per il calcio riesce a riempire. Prende a interrogarsi sul senso della sua vita e prova il desiderio di sentire quello che vivono i suoi genitori nella loro vita; decide anche di partecipare a un raduno evangelico per giovani.

Prima di partire si rivolge a Dio dicendogli, in senso di sfida, «Se veramente tu esisti fa che anche io possa sentirti così come ti sentono i miei, come ti sentono le persone che incontro in chiesa; voglio sperimentarti nella mia vita». Lanciata la sfida, parte per il raduno e la sera stessa del suo arrivo Calogero sente forte il richiamo di Dio, quasi gli stesse dicendo «Vedi che esisto?».

È bastato chiedere a Dio di mostrarsi per ottenere una risposta e, finalmente, capire cosa provano i suoi genitori e sentire le stesse sensazioni: quel senso di vuoto è sparito, il vuoto è colmato da Dio, così come asseriva lo scienziato Blaise Pascal.

La vita di Calogero cambia profondamente. «È molto difficile spiegare cosa si prova quando ci si relaziona con Dio, cosa scatta dentro, cosa succede… Ci si sente liberi!».

E dopo l’incontro con Gesù la vita è tutta rose è fiori? E no! Le difficoltà ci sono, anche a causa di quello che viene definito il “nemico della nostra anima”, il diavolo, che vuole far inciampare le persone, ferirle, tenerle lontane da Dio…

Però vivere con Dio a fianco è tutta un’altra cosa: non si è mai soli, non si è mai disperati!

Certo, non è facile spiegare cosa vuol dire vivere con Dio… In effetti non è facile nemmeno spiegare un’arancia e il suo sapore a chi non l’ha mai vista o assaggiata: si può descriverne l’aspetto, il profumo, la consistenza e il sapore, ma se non la si tocca e la si assaggia non si può capirlo davvero.

Con Dio è la stessa cosa: devi “assaggiarlo” per capire…

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«Io, schiavo dell’eroina per 25 anni» – Storia di Pietro Sarni

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Cari radioascoltatori e internauti, questa è la storia di Pietro, tremenda nel suo svolgersi, strabiliante nel suo cambiamento…
Buon ascolto su CRC e buona lettura.

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Pietro era un ragazzino vivace, piuttosto disubbidiente e ribelle, sempre pronto a fare nuove esperienze.
Per lui la scuola è una sorta di prigione da cui evadere: amava stare per strada, combinarne di tutti colori e mettersi nei pasticci. ben presto si ritrova a frequentare amici molto poco raccomandabili.

Verso i 14 anni inizia a lavorare come macellaio e le cose si mettono piuttosto male: Pietro frequenta abitualmente persone molto poco raccomandabili più grandi di lui, ha qualche soldo in tasca e ben presto si ritrova in guai seri. Vista l’età il suo stipendio viene gestito dalla mamma, così il ragazzo comincia a rubare per pagarsi i divertimenti e i primi spinelli.

Il passaggio dallo spinello alle droghe pesanti è molto rapido per Pietro, che si ritrova a vivere una vita completamente centrata sull’eroina e sui mille modi per procurarsi le dosi quotidiane.

Il furto diventa il suo principale mezzo di sostentamento: ruba ogni cosa che gli capiti a tiro; la sua famiglia entra nel baratro insieme a lui, vittime innocenti di quel “mostro” che rovina l’esistenza di Pietro e delle persone che gli stanno vicino.
I suoi genitori non riescono ad arginare Pietro, tentano come possono, ma non ci riescono. La notte vanno a dormire con le loro cose sotto il materasso, per impedire che il giovane porti via il poco che resta.

Come ben sa chi ha vissuto quest’inferno personalmente o chi l’ha subito per via di un familiare tossicodipendente, lo stato di tossicodipendenza impedisce di capire il male che si fa a chi è vicino; anche per Pietro è così: non capisce e non vede il dolore che procura ai suoi genitori e a suo fratello, perché è troppo occupato a procurarsi, con tutti i mezzi, i 7-8 grammi di droghe pesanti (cocaina ed eroina) di cui ha bisogno tutti i giorni.

Rubare non basta più, così Pietro inizia anche a spacciare. Iniziano anche le prima esperienze in galera: viene arrestato per spaccio più di una volta. Viene anche messo due volte in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, ma appena uscito dal carcere o dalla comunità riprende le sue attività, senza sforzarsi di trovare una via d’uscita.

Gli anni passano, tra droga, furti, spaccio, galera e dolore, tanto dolore. Sono anni lunghi, interminabili; ben 25 anni: lui stesso, a pensarci non si capacita di come sia stato possibile vivere così tremendamente per tanto tempo.

Dopo 25 anni, Pietro è un uomo distrutto, non ha più nulla, è completamente inaffidabile: le persone lo evitano, lo ignorano, sanno che avvicinarsi a lui vorrebbe solo dire dargli la possibilità di essere derubati.

Solo la sua famiglia continua ad avere rapporti con lui, ma sono rapporti tesi, difficili.

Il fratello di Pietro fa un’esperienza particolare e Pietro si accorge di un cambiamento nella sua vita. Pensa: «Com’è possibile che sono senza lavoro, lui e sua moglie, eppure sono così sereni? Cosa è successo? Ah, sì, sarà la chiesa che frequentano, quella chiesa evangelica di cui parlano sempre, a dargli dei soldi». Celestino da un po’ di tempo aveva intrapreso un cammino con Cristo e cercava di spiegare a suo fratello che anche lui avrebbe potuto farlo e che avrebbe potuto vedere la sua vita trasformarsi.

Pietro non crede affatto a quello che gli dice suo fratello: pensa che siano solo favolette senza importanza e agli inviti di Celestino risponde «Guarda che io sto bene così come sono, mica ho bisogno di quelle cose lì, mica ho bisogno di Dio…», ma dentro di sé sa che non è vero che sta bene.

Un giorno Pietro si sente particolarmente a terra. Non capisce bene perché, non si sa dare spiegazione.
Mentre è in macchina con Giuseppe il suo “compagno di spada”, un tossicodipendente con il quale divide le giornate alla ricerca della droga e i “buchi”, sente che qualcosa gli si smuove dentro; si rivolge a Giuseppe e gli dice: «Da domani non cercarmi più». L’amico si chiede se Pietro sa impazzito, ma capisce la fermezza della sua decisione e decide di assecondalo.

Rientrando a casa Pietro è preso da mille dubbi, non capisce perché ha parlato così con Giuseppe, si chiede cosa gli stia succedendo, non riesce a capire ma sente forte dentro di sé il desiderio di cambiare. Non sa a chi rivolgersi, dove trovare la forza per cercare di cambiare, così ripensa alla comunità. Decide di andarci.

A casa comunica ai genitori la sua decisione, ma il padre, stremato da tanti anni di sofferenza, gli dice «Fai quello che vuoi, sappi solo che io stavolta non ci sono. Basta, sbrigatela tu».

Erano passati un paio di giorni da quando aveva detto a Giuseppe di non cercarlo più e in quel periodo non aveva fatto uso di droga, né di metadone. Stava male, ma dentro di sé aveva deciso di non drogarsi e di rientrare in comunità. Pietro decide di andare dal fratello, per dirgli della sua decisione. Sperava di trovarlo da solo, ma in casa c’era anche sua cognata, sdraiata sul letto alle prese con l’influenza.

La trova con la Bibbia in mano e subito pensa «Ecco, sempre con quel libro in mano…». Celestino e sua moglie lo accolgono volentieri e gli chiedono il motivo della sua visita. Pietro comunica il desiderio di tornare in comunità e la sua decisione viene approvata e appoggiata. Celestino intanto invita ancora una volta il fratello nella sua comunità evangelica: «Vieni, tra due settimane ci sono i battesimi in acqua». Pietro non sa cosa siano, non si è mai interessato della chiesa, neanche di quella cattolica, in cui da bambino frequentava l’oratorio, figurarsi di quella evangelica; risponde «Scusa, ma il battesimo che hai fatto da bambino cos’era? Un provino?».

Celestino rinnova il suo invito e gli regala un libro dal titolo “Ehi, Dio!”. Ma Pietro non ha mai letto nulla in vita sua, nemmeno un fumetto! Nonostante le grosse difficoltà, Pietro, per dirla alla sua maniera, divora il libro e sente dentro di sé che gli sta succedendo qualcosa…

Arriva il giorno dei battesimi e per Pietro è un giorno davvero speciale: quella domenica 19 febbraio 2004, in una piccola chiesetta evangelica, il tossicodipendente, l’inaffidabile, il ladro e l’imbroglione che era Pietro non esiste più…

«Ho sentito qualcosa di speciale nel mio cuore, una luce e una pace, una tranquillità e una serenità che non so spiegare a parole…».
Da allora la sua vita è completamente cambiata: è nato un nuovo Pietro! Dio ha tolto il bisogno di drogarsi, ha riempito il vuoto colmandolo di amore e di senso della vita.
Affamato non più di droga ma di Dio, il nostro amico comincia a leggere la Bibbia, pur con difficoltà, e il suo cambiamento diventa sempre più importante e visibile agli occhi di tutti.

Le prove e le difficoltà ci sono ancora, ma la droga è solo un (brutto) ricordo, da cui Pietro è uscito senza bisogno di “scalare il metadone” e senza ricadute. Chi lo conosceva prima e lo vede ora, trasformato tanto nell’intimo quanto nell’aspetto esteriore, dice che lui è un vero “miracolo vivente”.

Chi vive in prima persona l’esperienza della droga e chi la subisce come parente o amico, sa fino a che punto ci si distrugge in queste situazioni, conosce la profonda sofferenza e la sensazione di disperazione, così come l’hanno conosciuta Pietro e i suoi familiari.

Pietro ne è uscito, è una persona nuova: la droga non è più la padrona della sua vita, ora vive lasciandosi cullare, proteggere e guidare da Dio.

Orgoglioso e onorato di aver incontrato Dio e averlo accettato nella sua vita, Pietro ha solo un rammarico: «L’avessi conosciuto prima!».

E tu, hai problemi con la droga? Sei vicino a chi sta distruggendo la propria vita così?
La storia di Pietro, e non è l’unica, dimostra che Dio può cambiare la tua esistenza in un momento… basta accettarlo con sincerità nella propria vita! Non ci credi? PROVALO!

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Nella foto Pietro è alle prese con Luca… Il melone cosa c’entra? Per saperlo ascolta la storia di Pietro tramite il PODCAST al termine della messa in onda…

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«Quando l’amore si spegne…» – Storia di Dario Santoro

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L’ospite di oggi è Dario! Ascolta per intero la sua storia su CRC

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Dario racconta una storia un po’ particolare…

Nasce in una famiglia evangelica; da ragazzino vive una bella e toccante esperienza durante un campeggio estivo: lì conosce Dio e, pur giovanissimo, inizia una relazione con lui…

È molto preso da questa relazione con Dio, quotidiana, personale e molto importante.

A diciannove anni Dario parte per il militare e si trova a vivere in un mondo molto diverso da quello in cui aveva vissuto fino ad allora e ad avere una libertà decisionale come non aveva mai avuto.

Purtroppo non riesce a gestire al meglio la sua libertà e il suo comportamento, i pensieri e i desideri cominciano a prendere una piega ben differente, e man mano il suo grande amore per Dio comincia ad affievolirsi.

La vita in caserma piace al nostro amico, che decide di fare carriera all’interno dell’Esercito. Viene trasferito di caserma e da lì a poco si accorge di aver fatto una scelta sbagliata; soprattutto gli spiace aver preso una decisione così importante senza chiedere consiglio a Dio, così come aveva sempre fatto dal giorno di quell’incontro particolare al campeggio…

La sua infedeltà, il suo non aver considerato la volontà di Dio, rende la vita di Dario difficile negli anni successivi, perché da una parte vorrebbe continuare a vivere come desidera, nonostante la scelta fatta, dall’altra vorrebbe tornare a essere il ragazzo di prima, quello che aveva una bella relazione con Dio, che gli dava ampio spazio e ascoltava i suoi consigli.

Quando è in famiglia, Dario indossa la maschera del bravo ragazzo credente, gentile, assennato e fedele, ma appena è lontano si comporta molto diversamente.

Questa dicotomia lo fa soffrire e per due anni, ogni giorno, Dario scrive nel suo diario “Domani cambio, domani smetto”, ma non riusciva a smettere di vivere in quel modo ipocrita davanti a Dio, alla sua famiglia, alla chiesa.

Un giorno Dario dice davvero basta e cerca nuovamente Dio, ma con un senso di sfida, perché desidera un rapporto nuovo, più maturo e consapevole, una “prova” personale della sua esistenza e non qualcosa di riportato da altri. Così si rivolge a Dio: «Signore, io inizierò a leggere la Bibbia, ma se prima che io mi addormenti non sentirò un tuo chiaro messaggio allora ti abbandonerò per sempre…».

Ecco che Dio spinge Dario a leggere Efesini 4:17 “…non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri”; a quel punto i dubbi di Dario svaniscono e una pace sorprendente riempie il suo cuore…

Dario non era stato fedele a Dio e al suo grande amore, ma Dio sì: “Se siamo infedeli, Egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”(II Timoteo 2:13). L’amore di Dario che si era affievolito anni prima si è riacceso ed è più forte che mai; Dio non aspettava altro che il suo ritorno.

Dio è così: aspetta sempre, molto pazientemente, che noi afferriamo la sua mano tesa e se ci allontaniamo ci aspetta, anche se passa molto tempo. E il suo amore per noi non cessa mai… Non ci credi? Provalo!

Puoi sentire la storia di Dario quando vuoi! Ascoltala in podcast QUI

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