«Il mio dolore si è trasformato in gioia» – Storia di Alessandro Bocci

Ho conosciuto il Signore a 21 anni, vengo da una famiglia cattolica molto praticante, ho sempre frequentato la chiesa ed effettuato tutti i sacramenti, sono cresciuto con amore e rispetto per le cose di Dio vivendo come un bravo ragazzo, mai bevuto o fumato o avuto cattive compagnie.

All’età di 19 anni ho perso mio padre a causa di una malattia incurabile e non vedendo le risposte alle sue preghiere e anche alle mie ho perso la mia fede abbandonandomi ad un ateismo scettico, nel mio cuore si era come rotto qualcosa e la ferita mi appariva inguaribile. Continua a leggere

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«Dio, fammi morire!» – Storia di Raffaele Marzullo

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Anche oggi, come ogni venerdì, Dueperuno è lieta di presentare uno dei graditi ospiti, che ci racconterà la sua storia; vi presentiamo Raffaele Marzullo! Ascolta la sua storia direttamente dalla sua voce su CRC alle 11!

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Raffaele, 34 anni, è nato a Paola, in provincia di Cosenza,  ma è cresciuto tra la Francia e il nord Italia; dall’età di 17 anni vive a Torino.

Cresce in una buona famiglia dai sani principi; i suoi genitori, pur non essendo praticanti, lo allevano infondendogli l’amore per Dio. Frequenta la chiesa cattolica e va all’oratorio.

Quando è ancora bambino, ha solo 7 anni, chiede alla madre di regalargli un vangelo, perché è incuriosito dalla figura di Gesù; per Raffaele Gesù è una persona vera, eccezionale, ma non capisce bene perché è dovuto morire sulla croce, quindi vuole capire.

Viene colpito in particolare da una frase, che si trova in Romani 12:21, che dice:  “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene“. Questo verso accompagna Raffaele per lunghi anni:  ne fa una regola da seguire, che gli permette di stare lontano dai guai fino all’età di 21 anni, perché pur provocato non alza mai le mani su nessuno, vivendo in modo molto pacifico.

Il nostro amico prova un profondo amore per Gesù, ma si sente un po’ una mosca bianca, perché le persone intorno a lui, anche quelle che frequentano la chiesa cattolica, non hanno il suo stesso interesse e amore, anzi lui sente che c’è molta falsità e si chiede “Ma dove sono gli altri come me?”. Per Raffaele, Gesù è una sorta di angelo custode, di cui sente la voce che lo guida a comportarsi bene.

Chiediamo a Raffaele se lui abbia mai parlato con i suoi genitori di quello che provava e ci risponde che sì, gliene parlò, esprimendo anche il desiderio di entrare in seminario per prendere i voti e diventare prete. Il ragazzo però si domanda se sia davvero necessario diventare prete per servire Dio, rinunciando anche ad avere una famiglia.

A 21 le cose cambiano improvvisamente: succede qualcosa di grave, Raffaele non ha voluto esplicitare cosa, che stravolge negativamente la vita del ragazzo. Pieno di rabbia e disprezzo, entra nella  chiesa vicino a casa sua e accusa Dio : «E tu ti fai chiamare “Dio d’amore”? Ma quale Dio d’amore! Quale Dio d’amore sei, visto come vanno male le cose qui sulla terra, a me vanno male?!». Dopo aver sputato se ne va ed esce dalla chiesa.

Raffaele non è più lo stesso; se prima, obbedendo alle parole scritte in Romani 12:21, viveva cercando la pace con tutti, ora  indossa una maschera e si mostra come un ragazzo cattivo e ribelle, pieno di rabbia, pronto a fare a pugni con tutti, a cercare la lite, aspettando solo di essere stuzzicato per reagire.

Quando il nostro ospite ha 25 anni subisce un incidente in auto; nel momento dell’impatto il ragazzo pensa che morirà, ma incredibilmente esce illeso mentre la sua auto nuova è completamente distrutta. Rimane sbalordito e turbato, ma invece di essere in qualche modo grato per essere ancora vivo,  cade ancora di più nella disperazione, perché non si capacita di come possano andargli così male tutte le cose.

Raffaele pensa al suicido. Vive nutrendosi di rabbia, nulla lo consola.

Qualche tempo dopo, mentre ascolta la radio, sente l’annuncio pubblicitario di una cartomante e decide di telefonarle. Nel pieno della sua crisi, non ricorda affatto di come si rivolgeva a Dio quando era un po’ più giovane e di come ne riceveva consolazione e amore.

Si reca all’appuntamento con la cartomante; quando è davanti al suo studio, sente una “voce” dentro di sé che gli dice “Ora tu perderai me”, Raffaele riconosce che è la “voce” di Dio, quella che amava sentire quando era bambino.

Mentre la maga gli fa le carte, dice a Raffaele dell’incidente d’auto che ha avuto, che lui è un ragazzo infelice, e quando ha finito di parlare del suo passato, gli chiede: «Cosa vuoi sapere?». Il ragazzo risponde: «Voglio conoscere il mio futuro», ma quando la maga comincia a parlare dalla bocca di Raffaele esce un deciso «Sei una bugiarda!».

La maga cerca di proseguire nella lettura delle carte, ma si ferma e dice a Raffaele: «Non riesco a farti le carte: tu hai a che fare con Dio! Tu credi in Dio?».  Il ragazzo pensa che non lo sa, che lui crede in un’entità, ma non sa più se crede in Dio.

Lascia lo studio della maga con più dubbi di quando è entrato e pensando che quella donna è una pazza, perché lui non ha più niente a che fare con Dio. Quella notte è una notte piena di incubi.

Per Raffaele la situazione peggiora ogni giorno di più: ormai è sull’orlo della depressione. Crede che niente e nessuno possa farlo uscire dal suo stato, che non  c’è più speranza, che tutto va male. Progetta di uccidersi, ma non riesce a concludere il gesto. Sempre più disperato, il giovane urla a Dio chiedendogli di farlo morire. Ma Dio non gli risponde.

Il nostro amico ci racconta che, con l’intenzione di farsi venire qualche brutto male, comincia a fumare una sigaretta dietro l’altra, con il risultato di ammalarsi seriamente di bronchite asmatica e di una forte infiammazione alle vie aeree superiori, così è obbligato a smettere di fumare, perché non riesce a inalare il fumo di sigaretta. La sua rabbia cresce ancora.

Un giorno si avvicina un suo collega, Samuele, che lo vede un po’ triste. Raffaele è seduto vicino alla macchinetta del caffè, durante una pausa, e sta rivolgendo a Dio la sua richiesta “Portami via da questo mondo“. Il collega mette gentilmente una mano sulla sua spalla e gli dice:  «Cos’hai?». Con rabbia e nervosismo Raffaele si toglie la mano di Samuele di dosso e gli risponde duramente: «Lasciami stare, che ho i miei problemi».

Più tardi, incuriosito, Raffaele si avvicina a Samuele, perché sente dentro di sé una sorta di richiamo “Vai da lui; lui ti indicherà la strada”; così ci va e a bruciapelo gli chiede: «Ma tu, di che religione sei?». Samuele lo guarda con stupore e gli risponde: «Io sono evangelico. Credo in Gesù» e lo invita ad andare con lui sotto la Tenda evangelistica “Cristo è la risposta”.

Il 27 giugno del 2004, Raffaele ci va e subito pensa di essere in mezzo a tanti matti, tra persone che esclamano “Gloria a Gesù!”, ma sente le parole di Vittorio Fiorese, il responsabile della Tenda che dice: «Gesù sta bussando alla porta del tuo cuore». Il giovane rivolge a Gesù queste parole: «Gesù, se veramente ci sei, entra nel mio cuore, perché io non ce la faccio più!».

Il mattino dopo, Raffaele si sveglia piangendo un pianto liberatorio e chiede perdono a Dio per i suoi peccati e per essere stato così ribelle.  Da quel momento, finalmente, una pace profonda scende nel cuore di Raffaele e la sua vita non è più la stessa: basta con la rabbia, con il nervosismo, con la ribellione! Ora sa che Gesù non voleva che morisse, ma voleva mostrargli il suo amore, consolarlo e aiutarlo.

I problemi continuano a non mancare, ma ora Raffaele non si sente solo, né disperato e lancia un appello ai nostri ascoltatori e lettori: «Se sei triste, dai la tua vita a Gesù, perché lui è la via, la vita e la verità: nessuno arriva a Dio se non per mezzo di Cristo! E quando Gesù dice che lui dà la pace che il mondo non dà è vero e io l’ho realizzato nella mia vita. Anche tu puoi realizzarlo!».

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«Basta con la sofferenza! Non voglio più affezionarmi a nessuno» – Storia di Mimma Giannitti

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Oggi è con noi Mimma, che ci racconterà la sua storia… Ascoltala attraverso il podcast di  CRC

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Domenica, detta Mimma, cresce in una famiglia di credenti che frequenta la chiesa evangelica. Anche lei la frequenta, anche se non si definisce una vera e propria credente, anzi si definisce una “nipote” di Dio. Per lei Gesù è vero e reale e lei lo sente molto vicino.

Crescendo si rende conto che desidera un rapporto più serio con Dio, ma una brutta situazione frena il suo cammino; infatti, la morte di suo nonno, al quale era molto attaccata, la ferisce profondamente e da quel momento la ragazza decide di chiudere completamente la porta del suo cuore e si chiude a riccio.

Mimma continua la sua vita apparentemente come prima, ma non vuole più affezionarsi a nessuno, per timore di perdere le persone a cui tiene. Diventa scontrosa e non accetta che le si parli; ha gran timore di legarsi a qualcuno, ma cerca comunque di mascherare il suo vero stato d’animo.

In questo periodo la ragazza inizia a frequentare le scuole superiori dalle suore, una scuola sulla comunicazione, con l’opzione di arte, spettacolo e cinema;  dopo i primi due anni trascorsi tranquillamente, il terzo anno diventa difficile per Mimma: viene diagnosticato un brutto male a sua nonna e questo la getta in un dolore ancora più profondo: «Mi è già morto mio nonno! Ho già sofferto abbastanza…».

La nostra amica inizia a seguire sua nonna durante le terapie a cui deve sottoporsi e anche per questo motivo si ritrova a dover recuperare alcune materie insufficienti; purtroppo non ci riesce e la delusione della bocciatura si aggiunge alla serie di avvenimenti negativi che l’hanno colpita. Quest’ultimo episodio manda in crisi Mimma, che teneva tantissimo alla scuola che frequentava.

Piano piano in Mimma si fa strada un bisogno forte e perentorio:  quello di avere Dio al suo fianco, per camminare con lui.

L’anno successivo decide di frequentare un campo evangelico per giovani e una sera rimane colpita dalle parole del responsabile del campo, che invitava i presenti a lasciare a Cristo tutti i propri pesi, la tristezza, le paure… Mimma accetta quell’invito e una gran pace riempie il suo cuore e la libera da quel senso di dolore e tristezza che si portava dietro da alcuni anni.

Da quel giorno Mimma non è più una “nipote di Dio”, ma una vera figlia! Mimma ci dice: «La vita non è sempre facile, ma ora non sono sola e vivere con Dio è tutta un’altra cosa!».

Un po’ di tempo dopo un’altra brutta notizia colpisce la ragazza: anche a sua mamma viene diagnosticato un brutto male. La notizia è tremenda, ma questa volta Mimma è ben corazzata dall’amore di Cristo e affronta in maniera totalmente diversa la situazione, consapevole di non essere sola e di poter fare affidamento sulla pace e sul sostegno che solo Dio può dare…

Mimma continua a camminare con Gesù e affronta le difficoltà, che toccano anche i veri figli di Dio, con uno spirito nuovo… del resto lo dice Cristo stesso: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.  Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore;  e voi troverete riposo alle anime vostre;  poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».

E tu, cosa aspetti a mettere alla prova Dio per vedere se mantiene le sue promesse?

Dio è l’unico che ti sostiene nelle difficoltà! Non ci credi? Provalo!

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«Quale pietra può darti pace e serenità? Forse un’ambra?» – Storia di Pina

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Signori e signore è con noi: Pina! Ascolta la sua storia su CRC-podcast

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Fin da ragazza Pina era una persona alla ricerca della verità: voleva capire il senso delle cose e della vita e perciò era molto attratta dal mondo spirituale.

Pina era molto attratta dal mondo spirituale, perché convinta che avrebbe potuto trovare un po’ di pace, visto che la sua vita era stata piuttosto sofferta a causa del padre, che aveva il vizio del gioco d’azzardo, e per via di un grave incidente che colpì suo fratello rendendolo invalido.

La situazione molto difficile in famiglia porta Pina a cercare risposte e consolazione nel mondo dell’occulto; in breve comincia a esplorare diverse pratiche, tra cui la radioestesia (cioè l’uso del pendolino), la lettura dei tarocchi, gli insegnamenti delle sibille, le rune, la cristalloterapia.

Nonostante l’interesse per il trascendente provava molta rabbia nei confronti di Dio, al quale dava la colpa di vedere le sue sofferenze ma di non fare e non aver fatto niente per aiutarla. Però, attraverso le varie pratiche occulte, Pina era convinta di poter avere un rapporto diverso con Dio.

Quando un lutto colpisce la sua famiglia (muore Anna, la fidanzata di suo fratello), pensa che se i vivi l’hanno delusa, forse con i defunti è diverso; inizia così a cercare di comunicare con i morti attraverso la scrittura automatica. Cerca il contatto con Anna, ma si ritrova a comunicare con strane entità. Questi, che lei chiama spiriti, dicono di vivere in un bel posto, di essere in pace e conoscono molti dettagli delle persone defunte che dicono di essere, ad esempio le loro abitudini, i loro soprannomi e altri dettagli.

Diverse persone si rivolgono a Pina per mettersi in contatto con i loro cari defunti, in particolari i genitori di giovani morti tragicamente. Attraverso questi contatti cerca di aiutare le persone sofferenti per il lutto. Dopo qualche tempo, anche questa pratica, che avrebbe dovuto gratificarla perché le permetteva di dare un conforto alle famiglie dei deceduti, inizia a deluderla: sempre più spesso i parenti chiedevano aiuto per un qualche motivo d’interesse, come vendere o meno una casa. Per lei contava soprattutto il trovare risposte più spirituali, affettive, e non di interesse.

Pina passa ad altre forme di occultismo e alla fine si appassiona alla cristalloterapia e alla guarigione attraverso le pietre. In breve diventa un punto di riferimento per quanti cercavano di ottenere benessere, salute e pace attraverso il potere di pietre e cristalli.
Nonostante la sua fama, si rende conto sempre più spesso di non credere veramente in quello che fa, ma consapevole dell’effetto placebo che le sue parole hanno nelle persone, continua a distribuire varie pietre a seconda dei problemi da affrontare.

Un giorno Pina è al lavoro in fabbrica. Samuele, un suo collega, le chiede «È un’ambra quella che porti al collo?». Lei risponde prontamente «Sì, è un ambra: porta pace e serenità» e si prepara a spiegare a Samuele l’effetto benefico della pietra, ma il ragazzo risponde che solo Dio dà pace e serenità. La nostra ospite rimane senza parole e ripensa alla frase dettale dal collega. È anche piuttosto arrabbiata, perché non è riuscita a spingere il discorso dove lei voleva.

Pochi minuti dopo Samuele la raggiunge e le porge un vangelo di Giovanni; Pina gli dice «Tu sei fanatico come le altre due persone che tempo fa mi hanno regalato un vangelo di Giovanni», infatti in casa ne aveva altre due copie, ma non le aveva mai aperte.
Mentre porge il vangelo, Samuele aggiunge «Tu hai ricevuto il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: questa volta lo leggerai».

Queste parole colpiscono molto Pina, che sente nel cuore il desiderio di piangere. Le emozioni suscitate dall’incontro con il collega scatenano anche un sentimento di rabbia e Pina comincia a pensare a come fare per evitare anche solo di passare vicino a Samuele, infastidita da quell’ondata di emozioni che si muovevano dentro di lei.

I suoi nuovi sentimenti, però, la spingono a desiderare di leggere il vangelo di Giovanni, e aprendolo con rabbia i suoi occhi cadono sul versetto “Gesù gli disse: Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).
Scoppia a piangere, perché capisce per la prima volta che tutta la sua ricerca nel mondo spirituale non l’aveva portata a Dio, perché a Dio ci si arriva solo per mezzo di Gesù Cristo.

Lì, in un angolo appartato della fabbrica, durante la sua ora di pausa, Pina accetta Gesù come tramite per arrivare a Dio e lo riconosce come salvatore della sua vita. Corre da Samuele e gli racconta cosa è successo dentro di lei.

Dopo tante ricerche Pina trova la vera pace, una serenità senza paragoni, ma si chiede come potrà affrontare le tante persone che si rivolgevano a lei per avere le pietre portafortuna. Aprendo la Bibbia legge due versetti che la colpiscono molto: “Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figliuol dell’uomo si vergognerà di lui quando sarà venuto nella gloria del Padre suo coi santi angeli” (Marco 8:38 ) e “essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare” (Efesini 2:20).

Con in mente questi passi biblici, il mattino dopo, quando Silvano chiede Pina una pietra perché quella di suo figlio si è rotta, lei non trova difficoltà a offrigli una nuova “pietra”, preziosissima: Gesù! In pochi giorni molte persone accettano nella loro vita il messaggio di speranza e salvezza che solo Cristo offre: una Persona, non una pietra…

Pina capisce che non erano i morti a parlare con lei, che nessun oggetto può aiutare a cambiare la vita di una persona; ma il mondo dell’occulto esiste davvero e satana è in grado di usare anche queste cose per impedire che gli uomini guardino in direzione di Dio e scoprano l’amore e la pace che solo Lui può dare.

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«Dal successo agli attacchi di panico» – Storia di Samuele Giannini

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Ascoltatori e ascoltatrici, lettori e lettrici, ecco a voi Samuele: l’ospite della terza puntata di Dueperuno – 2009.

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Samuele nasce in una famiglia di cristiani evangelici; da giovanissimo frequenta la chiesa insieme ai suoi genitori.

Durante l’adolescenza inizia ad annoiarsi e cerca altrove il modo di divertirsi.
Samuele è un ragazzino che cresce in fretta: frequenta amici più grandi di lui che lo portano a spasso in macchina e in giro per discoteche. Iniziano le prime esperienze con le ragazze, che saranno, nel tempo, un vero chiodo fisso per lui così come il suo aspetto fisico a cui dedica molto tempo tra palestra, parrucchiere e lampade abbronzanti: è un bel ragazzo e ne è consapevole. Tenta anche la strada della moda: frequenta un corso per diventare fotomodello, ma non trova gli agganci giusti e rinuncia.

Parte per il militare e al termine del servizio di leva comincia a lavorare come rappresentate porta a porta vendendo imitazioni di profumi. È bravo e guadagna piuttosto bene, così Samuele si ritrova ben presto ad avere molti soldi che gli permettono di mantenere uno stile di vita sopra le righe all’insegna della sregolatezza.

La sua famiglia non approva il suo modo di vivere, così Samuele va a vivere da solo. I successivi saranno cinque anni intensi, in cui non manca ogni genere di divertimento e soprattutto non mancano le ragazze, ma quando è solo, il nostro ospite, prova un senso di solitudine interiore, frustrazione, delusione e un senso di rabbia che non si spiega.

Per scaricare la tensione si iscrive a un corso di kick e thai boxe. Si impegna molto e ottiene ottimi risultati; questi sport e le ragazze diventano le sue occupazioni principali.

Un giorno, però, succede qualcosa di improvviso e molto sgradevole: Samuele viene colpito da attacchi di panico e in breve cade in depressione. Non riesce neanche più a mangiare e dimagrisce visibilmente. In questo stato di deperimento e forte sofferenza psicologica, decide di chiedere aiuto alla sua famiglia, che prontamente lo riprende in casa.

Durante la forte crisi depressiva, Samuele sente il desiderio di leggere la Bibbia e cerca un verso del vangelo di Giovanni che si ricordava di aver letto da piccolo: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

La depressione si acuisce e lui inizia a pensare al suicidio; decide di andare dal medico, che dopo averlo ascoltato gli prescrive degli psicofarmaci. Mentre è seduto nello studio del medico, sente dentro di sé un forte richiamo, un invito: “Tu non hai bisogno di queste cose… tu hai bisogno di me“.

Samuele capisce che Dio gli sta tendendo la sua mano e lui prontamente la afferra…

Vuoi sentire la storia di Samuele in diretta? Ascoltala con il PODCAST

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