«Il mio lavoro? Per molti è un sogno! Ma ciò che conta davvero per me è altro…» – Storia di Tina Venturi

Che dire di Tina Venturi? Tina_Venturi

Partire dall’inizio è lungo e laborioso (e non per via dell’età, giammai!), piuttosto perché potemmo consumarci i polpastrelli nel tentativo di scrivere tutto quello che ha fatto da quando ha fatto capolino nel mondo dell’arte: dalla musica al canto, dal teatro al cinema, dal cabaret alla radio, dalla réclame alla carta stampata, Tina è un’artista a tutto tondo! Qui potete trovare qualche informazione su di lei TINAVENTURI.IT

L’abbiamo intervistata a Seregno, presso gli studi di crc.fm e se è stato molto interessante ripercorrere con lei le sue avventure e disavventure, è stato oltremodo emozionante sentirla raccontare del suo buio, di quel mal di vivere che si chiama depressione, e di come, quando lei si sentiva ormai giunta al capolinea, senza più nessuna voglia di vivere, abbia trovato IL motivo per cui vale sempre la pena vivere: è stato un incontro straordinario, eppure per lei quasi incredibile, quello con Cristo.

E gli effetti di quell’incontro noi li abbiamo sentiti e percepiti. Volete farlo anche voi?

Prego, siamo onorati di condividere con voi un’altra delle toccanti storie vere che Dueperuno ama far raccontare direttamente dai protagonisti.

Cliccate sul banner del podcast di crc.fm QUI e , tra le tante altre storie, oggi ascolta quella di Tina e ricorda: che tu sia felice o triste, sereno o depresso, appagato oppure no, la tua vita potrebbe essere a una svolta… E che svolta! Non ci credi? Provalo!

«Dio stava cercando proprio me»- Storia di Katia Rudian

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Eccoci di nuovo con voi per raccontarvi e farvi sentire un’altra delle toccanti storie vere di Dueperuno, la trasmissione che va in onda il venerdì alle 11 su  crc. Oggi ascoltiamo la storia di Katia Rudian!

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Katia cresce in una famiglia molto unita e serena, cattolica praticante, che “dedica” la figlia a sant’Antonio da Padova, al quale Katia si rivolge come se fosse un angelo custode.

Questo dura fino all’età delle medie inferiori, quando la nostra ospite fa amicizia con una compagna di classe, che le parla di Gesù in un modo che lei non ha mai sentito. «Fino a quel momento per me Gesù era là, sulla croce – ci spiega -, ma ascoltando le parole della mia compagna ho sentito che Lui era qui, vicino a me». L’amica le parla anche della Bibbia, libro che Katia non ha mai toccato, e degli incontri che si tengono nella chiesa evangelica, da lei frequentata, il sabato pomeriggio.

Katia si incuriosisce molto, vorrebbe vedere cosa succede in questa chiesa diversa dalla sua e chiede ai suoi se può andare nella chiesa evangelica con la sua amica. La risposta è perentoria: «No!». Ubbidiente ai suoi genitori, la ragazzina non insiste. Continua a leggere

«Voglio vivere a modo mio!» – Storia di Pasquale Colucci

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Dueperuno vi propone un’altra delle storie vere che sono il centro del programma; oggi è con noi Pasquale Colucci! tramite il podcast di CRC

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Pasquale Colucci nasce in Campania in una famiglia cristiana evangelica; frequenta la chiesa con i suoi genitori, finché non si trasferisce al nord per lavoro. Quando era bambino, per lui Dio esisteva davvero e Gesù era una persona reale.

A causa di alcuni problemi familiari, il ragazzo lascia la scuola e comincia a lavorare, rimanendo in zona, poi si trasferisce a Milano.

Arrivato a Milano, la vita di Pasquale prende un’altra piega e smette di andare in chiesa e di interessarsi delle cose di Dio: «Non ne sentivo proprio il bisogno, perché in fondo era qualcosa che riguardava più i miei genitori che me», precisa il nostro ospite. Continua a leggere

«Dio, fammi morire!» – Storia di Raffaele Marzullo

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Anche oggi, come ogni venerdì, Dueperuno è lieta di presentare uno dei graditi ospiti, che ci racconterà la sua storia; vi presentiamo Raffaele Marzullo! Ascolta la sua storia direttamente dalla sua voce su CRC alle 11!

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Raffaele, 34 anni, è nato a Paola, in provincia di Cosenza,  ma è cresciuto tra la Francia e il nord Italia; dall’età di 17 anni vive a Torino.

Cresce in una buona famiglia dai sani principi; i suoi genitori, pur non essendo praticanti, lo allevano infondendogli l’amore per Dio. Frequenta la chiesa cattolica e va all’oratorio.

Quando è ancora bambino, ha solo 7 anni, chiede alla madre di regalargli un vangelo, perché è incuriosito dalla figura di Gesù; per Raffaele Gesù è una persona vera, eccezionale, ma non capisce bene perché è dovuto morire sulla croce, quindi vuole capire.

Viene colpito in particolare da una frase, che si trova in Romani 12:21, che dice:  “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene“. Questo verso accompagna Raffaele per lunghi anni:  ne fa una regola da seguire, che gli permette di stare lontano dai guai fino all’età di 21 anni, perché pur provocato non alza mai le mani su nessuno, vivendo in modo molto pacifico.

Il nostro amico prova un profondo amore per Gesù, ma si sente un po’ una mosca bianca, perché le persone intorno a lui, anche quelle che frequentano la chiesa cattolica, non hanno il suo stesso interesse e amore, anzi lui sente che c’è molta falsità e si chiede “Ma dove sono gli altri come me?”. Per Raffaele, Gesù è una sorta di angelo custode, di cui sente la voce che lo guida a comportarsi bene.

Chiediamo a Raffaele se lui abbia mai parlato con i suoi genitori di quello che provava e ci risponde che sì, gliene parlò, esprimendo anche il desiderio di entrare in seminario per prendere i voti e diventare prete. Il ragazzo però si domanda se sia davvero necessario diventare prete per servire Dio, rinunciando anche ad avere una famiglia.

A 21 le cose cambiano improvvisamente: succede qualcosa di grave, Raffaele non ha voluto esplicitare cosa, che stravolge negativamente la vita del ragazzo. Pieno di rabbia e disprezzo, entra nella  chiesa vicino a casa sua e accusa Dio : «E tu ti fai chiamare “Dio d’amore”? Ma quale Dio d’amore! Quale Dio d’amore sei, visto come vanno male le cose qui sulla terra, a me vanno male?!». Dopo aver sputato se ne va ed esce dalla chiesa.

Raffaele non è più lo stesso; se prima, obbedendo alle parole scritte in Romani 12:21, viveva cercando la pace con tutti, ora  indossa una maschera e si mostra come un ragazzo cattivo e ribelle, pieno di rabbia, pronto a fare a pugni con tutti, a cercare la lite, aspettando solo di essere stuzzicato per reagire.

Quando il nostro ospite ha 25 anni subisce un incidente in auto; nel momento dell’impatto il ragazzo pensa che morirà, ma incredibilmente esce illeso mentre la sua auto nuova è completamente distrutta. Rimane sbalordito e turbato, ma invece di essere in qualche modo grato per essere ancora vivo,  cade ancora di più nella disperazione, perché non si capacita di come possano andargli così male tutte le cose.

Raffaele pensa al suicido. Vive nutrendosi di rabbia, nulla lo consola.

Qualche tempo dopo, mentre ascolta la radio, sente l’annuncio pubblicitario di una cartomante e decide di telefonarle. Nel pieno della sua crisi, non ricorda affatto di come si rivolgeva a Dio quando era un po’ più giovane e di come ne riceveva consolazione e amore.

Si reca all’appuntamento con la cartomante; quando è davanti al suo studio, sente una “voce” dentro di sé che gli dice “Ora tu perderai me”, Raffaele riconosce che è la “voce” di Dio, quella che amava sentire quando era bambino.

Mentre la maga gli fa le carte, dice a Raffaele dell’incidente d’auto che ha avuto, che lui è un ragazzo infelice, e quando ha finito di parlare del suo passato, gli chiede: «Cosa vuoi sapere?». Il ragazzo risponde: «Voglio conoscere il mio futuro», ma quando la maga comincia a parlare dalla bocca di Raffaele esce un deciso «Sei una bugiarda!».

La maga cerca di proseguire nella lettura delle carte, ma si ferma e dice a Raffaele: «Non riesco a farti le carte: tu hai a che fare con Dio! Tu credi in Dio?».  Il ragazzo pensa che non lo sa, che lui crede in un’entità, ma non sa più se crede in Dio.

Lascia lo studio della maga con più dubbi di quando è entrato e pensando che quella donna è una pazza, perché lui non ha più niente a che fare con Dio. Quella notte è una notte piena di incubi.

Per Raffaele la situazione peggiora ogni giorno di più: ormai è sull’orlo della depressione. Crede che niente e nessuno possa farlo uscire dal suo stato, che non  c’è più speranza, che tutto va male. Progetta di uccidersi, ma non riesce a concludere il gesto. Sempre più disperato, il giovane urla a Dio chiedendogli di farlo morire. Ma Dio non gli risponde.

Il nostro amico ci racconta che, con l’intenzione di farsi venire qualche brutto male, comincia a fumare una sigaretta dietro l’altra, con il risultato di ammalarsi seriamente di bronchite asmatica e di una forte infiammazione alle vie aeree superiori, così è obbligato a smettere di fumare, perché non riesce a inalare il fumo di sigaretta. La sua rabbia cresce ancora.

Un giorno si avvicina un suo collega, Samuele, che lo vede un po’ triste. Raffaele è seduto vicino alla macchinetta del caffè, durante una pausa, e sta rivolgendo a Dio la sua richiesta “Portami via da questo mondo“. Il collega mette gentilmente una mano sulla sua spalla e gli dice:  «Cos’hai?». Con rabbia e nervosismo Raffaele si toglie la mano di Samuele di dosso e gli risponde duramente: «Lasciami stare, che ho i miei problemi».

Più tardi, incuriosito, Raffaele si avvicina a Samuele, perché sente dentro di sé una sorta di richiamo “Vai da lui; lui ti indicherà la strada”; così ci va e a bruciapelo gli chiede: «Ma tu, di che religione sei?». Samuele lo guarda con stupore e gli risponde: «Io sono evangelico. Credo in Gesù» e lo invita ad andare con lui sotto la Tenda evangelistica “Cristo è la risposta”.

Il 27 giugno del 2004, Raffaele ci va e subito pensa di essere in mezzo a tanti matti, tra persone che esclamano “Gloria a Gesù!”, ma sente le parole di Vittorio Fiorese, il responsabile della Tenda che dice: «Gesù sta bussando alla porta del tuo cuore». Il giovane rivolge a Gesù queste parole: «Gesù, se veramente ci sei, entra nel mio cuore, perché io non ce la faccio più!».

Il mattino dopo, Raffaele si sveglia piangendo un pianto liberatorio e chiede perdono a Dio per i suoi peccati e per essere stato così ribelle.  Da quel momento, finalmente, una pace profonda scende nel cuore di Raffaele e la sua vita non è più la stessa: basta con la rabbia, con il nervosismo, con la ribellione! Ora sa che Gesù non voleva che morisse, ma voleva mostrargli il suo amore, consolarlo e aiutarlo.

I problemi continuano a non mancare, ma ora Raffaele non si sente solo, né disperato e lancia un appello ai nostri ascoltatori e lettori: «Se sei triste, dai la tua vita a Gesù, perché lui è la via, la vita e la verità: nessuno arriva a Dio se non per mezzo di Cristo! E quando Gesù dice che lui dà la pace che il mondo non dà è vero e io l’ho realizzato nella mia vita. Anche tu puoi realizzarlo!».

Aprire il cuore al Signore è più facile di quello che pensi!  Non ci credi? Provalo!

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«Ho sfidato Dio» – Storia di Daniele Zummo

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Radioamici e radioamiche, bloglettori e bloglettrici ecco a voi la storia di Daniele Zummo! Ascoltala tramite il podcast sul sito di  CRC

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A destra, Daniele.

Daniele è un giovane di 26 anni. Nasce in una famiglia di credenti evangelici e segue con piacere i suoi genitori quando vanno agli incontri e ai culti, perché si trova molto bene con i figli degli altri credenti, ma non ha granché interesse per ciò che riguarda Dio.

Il nostro amico ha la faccia da bravo ragazzo, ma, come dice lui stesso, il suo viso pulito maschera un caratterino… lo stesso di suo fratello, di poco più grande di lui. In pratica è tranquillo e ubbidiente a casa e con gli amici della chiesa e ribelle e disubbidiente con gli altri amici. Quello che frena un po’ il carattere ribelle di Daniele è il timore delle punizioni da parte dei suoi genitori.

Ma il timore non basta a tenere il ragazzo lontano dai guai e dal desiderio di voler provare quello che i suoi amici provano, spinto da un gran senso di curiosità e di sfida; continua a frequentare la chiesa con i suoi genitori, ma con disinteresse crescente, magari chiacchierando durante gli incontri.

Verso i 17-18 anni Daniele vive alcune fasi critiche: il suo amico per la pelle si trasferisce in un altra regione, un nuovo compagno di classe lo infastidisce… L’adolescenza è sempre una tappa un po’ complicata e certamente non è più facile se la si vive con un continuo voler sfidare, voler provare di tutto…

Un giorno è spinto dalla curiosità di provare una cosa di cui sua madre parla spesso: mettere alla prova Gesù. Cosa vuol dire? Vuol dire “sfidare” Dio a intervenire in un qualche ambito della propria vita e fare affidamento su di lui.

Daniele lo fa, per vedere se sua madre ha ragione, ma lo fa con lo spirito sbagliato: per lui mettere alla prova Dio vuol dire combinare qualcosa e poi dirgli «Se tu ci sei ed esisti, adesso io faccio questo e tu devi intervenire così»; insomma, un istigare Dio.

Ovviamente Dio non è al nostro comando e nemmeno a quello di Daniele, ma invece di capire che è un altro il modo di rapportarsi a Dio, ecco che lui lo sminuisce, pensando che se anche esiste, di certo non s’interessa alla sua vita e che forse non è così potente come gli diceva sua madre…

L’ennesima occasione in cui istigare Dio si presenta durante una gita scolastica in cui con i compagni di scuola si sbizzarriscono tra spinelli, altre droghe e molto alcool. Il ragazzo beve e fuma gli spinelli, ma qualcosa lo ferma dal prendere la cocaina che gli viene offerta e decide di andarsene a dormire. In questo caso, Dio accetta la sfida di Daniele e lo ferma dal farsi ancora più del male.

Il momento del cambiamento arriva un po’ di tempo dopo. Il giovane è sotto una tenda di evangelizzazione e un uomo sta predicando. Daniele ascolta e sente qualcosa muoversi dentro il suo cuore, ma vinto dal suo senso di ribellione, cerca di zittire quei sentimenti.

A un certo punto, il predicatore invita chi è lontano da Dio ad avvicinarsi a Lui; è un appello accorato e al ragazzo sembra che quell’invito sia rivolto proprio a lui. Daniele resiste e resiste, cerca di sopprimere quel desiderio sempre più forte di cedere davanti al richiamo dolce e deciso di Dio. Diverse persone accettano di avvicinarsi al Signore, ma lui no.

L’uomo continua il suo invito ad accettare Dio e stavolta insiste, sentendo che tra i molti presenti c’è qualcuno che pur resistendo ha un forte desiderio nel cuore, così dice: «C’è qualcun altro? Sì, io lo so che c’è ancora qualcuno che vuole venire qui, che vuole essere salvato. Vieni, io sto chiamando proprio te».

Finalmente Daniele cede e accetta il Signore nella sua vita: conosce una pace e una liberazione come non aveva mai provato prima e comincia a camminare con Dio al suo fianco.

In quel momento capisce che crescere in una famiglia evangelica, di credenti, non è garanzia di un bel rapporto sincero e diretto con Dio, ma c’è bisogno di mettersi in gioco in prima persona. Daniele lo ha fatto, smettendo di sfidare Dio nel modo sbagliato, ma lasciando che lui si riveli ogni giorno un po’ di più, donando il suo immenso amore, la sua presenza dolce e protettiva, le sue benedizioni…

Tutti possono sperimentare l’amore e la pace di Dio: anche tu!

Se come Daniele vivi la vita con un senso di sfida, cercando di dettare tu le regole del gioco, volendo fare per forza di testa, ma non sei felice, sei insoddisfatto per come ti vanno le cose, fai come il nostro amico e come abbiamo fatto anche noi: fidati di Dio e lascia che si prenda cura di te. Non puoi immaginare che meraviglia è finché non l’hai provata…

Dio ti benedica!

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Nella foto Daniele alle prese con la prova di attendibilità: recitare Shakespeare con mezza mela in bocca è da Guiness!

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«I soldi non fanno la felicità…» – Storia di Maurizio Catozzi

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Prosegue la trasmissione delle storie vere degli ospiti di Dueperuno, oggi è con noi Maurizio Catozzi! Ascolta  la sua storia su CRC in onda alle 11!

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Maurizio nasce a Torino 47 anni fa in una famiglia di comunisti non credenti; cresce pensando che Dio esiste, ma, associandolo alla chiesa cattolica, se ne tiene a distanza.

Fin da ragazzino, il nostro ospite prova una certa noia a frequentare amicizie tranquille e molto presto, spinto dal suo spirito di ribellione, comincia a girare con persone piuttosto problematiche, tra cui diversi tossicodipendenti.

Pur stringendo amicizie rischiose, il ragazzo non rimane coinvolto nella droga anche perché spaventato dalla morte per overdose di alcuni amici.

Abbiamo chiesto a Maurizio cosa lo spingesse a stare con quegli amici tossicodipendenti considerato che lui non lo era. «Devo dire che io sentivo di voler aiutare le persone» ci ha risposto e ci racconta un aneddoto di quando anni dopo, da allenatore di una squadra di calcio formata da ragazzini, cercava di tirar fuori un giovane dalla droga.

Dopo gli studi, il ribelle si placa e comincia a lavorare in banca. Ma un’occupazione tranquilla, per il nostro ospite, non vuol dire di certo una vita monotona: per anni il divertimento sopra le righe è parte centrale della sua vita.

A 27 anni Maurizio si sposa, ma non è un matrimonio felice: tra litigi e difficoltà il rapporto va avanti per quattro anni e poi arriva la separazione.

A questo punto il giovane decide di cambiare occupazione; lascia la banca e comincia a lavorare nel campo del network marketing per un gestore telefonico: cominciano ad arrivare davvero molti soldi, i viaggi per lavoro in giro per il mondo sono molto frequenti, però lui non è soddisfatto, così lascia nuovamente il lavoro e decide di aprire un locale latino-americano con un amico.

Riprende il divertimento, e inizia la passione per il gioco. Dopo un po’ di tempo, Maurizio viene invitato a gestire un paio di locali nella località sciistica di Sestriere; lì convive con una donna russa, guadagna molti soldi e fa la bella vita, ma ancora non è soddisfatto e tranquillo.

Dopo cinque anni si accorge che uno dei soci gli ha rubato parecchi soldi. Decide di andarsene e torna Torino a casa di suo padre: Maurizio è in una brutta condizione, comincia a soffrire di attacchi di panico, ha crisi depressive e pensa continuamente al suicidio. La delusione provata dal tradimento del suo amico-socio lo getta in uno stato di depressione in cui continua a chiedersi com’è possibile che prima avesse tutto e ora si senta così.

Per tre mesi non esce di casa e per circa un anno rimane in uno state tale da non riuscire nemmeno a lavorare.

Un giorno, la svolta: uno zio di Maurizio gli propone di gestire un bar a Nichelino, una cittadina alle porte di Torino. Andando al bar, il nostro ospite passa davanti alla chiesa dove molti anni prima si era sposato ed è un tuffo nel passato, in mezzo a tanti ricordi.
Il bar è frequentato da molte persone, ma una in particolare colpisce Maurizio: è una giovane donna, di nome Betty, che lavora in un ufficio sopra al bar insieme al marito. Quello che incuriosisce l’uomo, è che la donna è spesso in compagni di uomini diversi, dall’aria poco raccomandabile.

Non potendo farne a meno, Maurizio le chiede “Scusa Betty, ma chi sono tutti questi uomini, pieni di tatuaggi, che porti qui con te?”. Betty gli spiega che quelle persone sono ex carcerati che lei segue: “Sono una cristiana evangelica e anche una sorta di suora laica, che si occupa di queste persone”.

Il nostro amico non sapeva nemmeno chi fossero gli evangelici e questa risposta lo incuriosisce molto. Qualche tempo dopo Maurizio incontra nel suo bar un altro evangelico: il calciatore in forza alla Juventus, Nicola Legrottaglie.

Nicola comincia a parlare al nostro ospite di Gesù, gli dice che Cristo lo ama, ma a Maurizio sembrano solo favolette. Un giorno in cui il calciatore viene invitato a dare la sua testimonianza in chiesa, viene invitato da Nicola anche il nostro amico, che entra per la prima volta in una comunità evangelica: la visita lo incuriosisce davvero molto, perché il locale è semplice e disadorno. «Sembra si siano rubato tutto, qui» è il pensiero dell’uomo.

Tempo dopo, Maurizio va a casa di Betty e suo marito; all’incontro partecipano anche alcuni ex detenuti, convertiti a Cristo. La testimonianza di uno di loro, in particolare, lo colpisce molto; comincia a chiedersi «Ma tutta questa gente, che è così cambiata, felice… Vorrà dire che qualcosa c’è!».

Così, incuriosito, comincia a frequentare una chiesa evangelica e a capire tante cose che prima non sapeva o non capiva, tra cui che il Signore era da molto lo stava cercando, ma lui non era allenato a sentire la sua voce, quindi non la riconosceva. Una volta riconosciuta e aperta la porta del suo cuore, la vita di Maurizio è cambiata proprio come aveva notato in quei credenti che una volta erano stati in carcere…

Cristo sta bussando anche alla porta del tuo cuore! Riesci a sentirlo? Tendi bene l’orecchio, ascolta e poi apri anche tu la porta del tuo cuore: la tua vita cambierà! Non ci credi? provalo!

«Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me». [Cristo, in Apocalisse 3:20]


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