«Dio stava cercando proprio me»- Storia di Katia Rudian

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Eccoci di nuovo con voi per raccontarvi e farvi sentire un’altra delle toccanti storie vere di Dueperuno, la trasmissione che va in onda il venerdì alle 11 su  crc. Oggi ascoltiamo la storia di Katia Rudian!

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Katia cresce in una famiglia molto unita e serena, cattolica praticante, che “dedica” la figlia a sant’Antonio da Padova, al quale Katia si rivolge come se fosse un angelo custode.

Questo dura fino all’età delle medie inferiori, quando la nostra ospite fa amicizia con una compagna di classe, che le parla di Gesù in un modo che lei non ha mai sentito. «Fino a quel momento per me Gesù era là, sulla croce – ci spiega -, ma ascoltando le parole della mia compagna ho sentito che Lui era qui, vicino a me». L’amica le parla anche della Bibbia, libro che Katia non ha mai toccato, e degli incontri che si tengono nella chiesa evangelica, da lei frequentata, il sabato pomeriggio.

Katia si incuriosisce molto, vorrebbe vedere cosa succede in questa chiesa diversa dalla sua e chiede ai suoi se può andare nella chiesa evangelica con la sua amica. La risposta è perentoria: «No!». Ubbidiente ai suoi genitori, la ragazzina non insiste. Continua a leggere

«Anche i bravi ragazzi hanno bisogno di Dio» – Storia di Fausto Carauddo

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Oggi Dueperuno, che finalmente ha a disposizione il nuovo studio di registrazione, è lieta di presentarvi Fausto Carauddo! Ascolta la sua storia alle 11 direttamente su CRC

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A dispetto del suo aspetto, permettete il gioco di parole, Fausto da bambino era un a vera e propria peste e non stava mai fermo.

La sua spiccata vivacità lo aveva fatto finire diverse in situazioni rischiose per la sua incolumità, come quando, a soli cinque anni, ha rischiato di cadere dalla finestra della casa in cui viveva.

Nasce in una famiglia cristiana, che ama il Signore con sincerità e quindi cresce rapportandosi con Dio, credendo in lui e in ciò che leggeva nella Bibbia.

Fausto si ritiene particolarmente benedetto e protetto da Dio, perché per la sua capacità di ficcarsi in situazioni pericolose ha sperimentato più volte come Dio impedisse che si facesse del male.

A quindici anni, mentre si trova con la sua famiglia in un frantoio,  Fausto tocca un macchinario posto sotto tensione e viene colpito da una forte scarica elettrica. Poco prima di svenire, il ragazzino rivolge il suo pensiero a Dio, chiedendogli di salvarlo. Al risveglio il giovane piange di gioia per non aver subito brutte conseguenze.

Qualche anno più tardi, quando ha ventiquattro anni, subisce un brutto incidente stradale sull’autostrada per Genova, di cui sono testimoni diverse persone: all’uscita di una galleria, a causa della forte pioggia, l’auto sbanda e comincia a girare su se stessa diverse volte, per poi finire a lato della carreggiata, senza coinvolgere le altre auto. Tutti i presenti rimangono stupiti e lo è anche Fausto, che esce incolume dall’incidente.

Nei secondi in cui la sua macchina gira, è certo di morire e chiede a Dio di accoglierlo con sé. Nel suo cuore Fausto è certo di sapere dove andrà dopo essere morto.

Sono due le cose che ci hanno colpito della storia di Fausto: il fatto di essere tirato fuori più di una volta da situazioni di pericolo senza subire conseguenze, e il suo essere proprio un bravo ragazzo: un figlio come ogni genitore vorrebbe.

Spesso i nostri ospiti ci raccontano che prima di accettare Gesù nella loro vita non credevano di avere bisogno del perdono di Dio, perché erano brave persone, convinte che i peccatori fossero altri ma non loro.  Fausto, invece, pur cresciuto in una famiglia di credenti, è consapevole che questo non basta: sentiva che era necessario avere una relazione diretta con Dio e che essere bravo non era di certo una garanzia.

Questa consapevolezza, il bisogno di accettare Cristo come salvatore, ha permesso a Fausto di vivere la sua vita con una gioia speciale e di godere delle piene benedizioni di Dio, che gradisce particolarmente chi si affida a Lui.

Ed è proprio questo l’invito che Fausto rivolge ai nostri radioascoltatori e ai nostri lettori: «Accettate il Signore nella vostra vita! È un aiuto quotidiano, non solo fisico, ma anche interiore, per affrontare la vita e le sue difficoltà». Sì, perché le difficoltà e i momenti duri li vivono anche i Cristiani, ma non li affrontano mai da soli! C’è Dio sempre al nostro fianco e questa sì che è una garanzia!

Se stai vivendo un momento difficile e non sai come fare, se ti senti solo o sola a combattere contro le difficoltà, vogliamo dirti che anche tu puoi trovare aiuto in Dio, proprio come l’abbiamo trovato noi! Non ci credi? Provalo! Tanto provare non ti costa nulla… è gratis! 😀

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Fausto alle prese con un trombone nella prova di attendibilità… Riuscirà a farlo suonare?

Scarica sul tuo pc la puntata dopo la diretta, clicca QUI!

«Ho sfidato Dio» – Storia di Daniele Zummo

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Radioamici e radioamiche, bloglettori e bloglettrici ecco a voi la storia di Daniele Zummo! Ascoltala tramite il podcast sul sito di  CRC

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A destra, Daniele.

Daniele è un giovane di 26 anni. Nasce in una famiglia di credenti evangelici e segue con piacere i suoi genitori quando vanno agli incontri e ai culti, perché si trova molto bene con i figli degli altri credenti, ma non ha granché interesse per ciò che riguarda Dio.

Il nostro amico ha la faccia da bravo ragazzo, ma, come dice lui stesso, il suo viso pulito maschera un caratterino… lo stesso di suo fratello, di poco più grande di lui. In pratica è tranquillo e ubbidiente a casa e con gli amici della chiesa e ribelle e disubbidiente con gli altri amici. Quello che frena un po’ il carattere ribelle di Daniele è il timore delle punizioni da parte dei suoi genitori.

Ma il timore non basta a tenere il ragazzo lontano dai guai e dal desiderio di voler provare quello che i suoi amici provano, spinto da un gran senso di curiosità e di sfida; continua a frequentare la chiesa con i suoi genitori, ma con disinteresse crescente, magari chiacchierando durante gli incontri.

Verso i 17-18 anni Daniele vive alcune fasi critiche: il suo amico per la pelle si trasferisce in un altra regione, un nuovo compagno di classe lo infastidisce… L’adolescenza è sempre una tappa un po’ complicata e certamente non è più facile se la si vive con un continuo voler sfidare, voler provare di tutto…

Un giorno è spinto dalla curiosità di provare una cosa di cui sua madre parla spesso: mettere alla prova Gesù. Cosa vuol dire? Vuol dire “sfidare” Dio a intervenire in un qualche ambito della propria vita e fare affidamento su di lui.

Daniele lo fa, per vedere se sua madre ha ragione, ma lo fa con lo spirito sbagliato: per lui mettere alla prova Dio vuol dire combinare qualcosa e poi dirgli «Se tu ci sei ed esisti, adesso io faccio questo e tu devi intervenire così»; insomma, un istigare Dio.

Ovviamente Dio non è al nostro comando e nemmeno a quello di Daniele, ma invece di capire che è un altro il modo di rapportarsi a Dio, ecco che lui lo sminuisce, pensando che se anche esiste, di certo non s’interessa alla sua vita e che forse non è così potente come gli diceva sua madre…

L’ennesima occasione in cui istigare Dio si presenta durante una gita scolastica in cui con i compagni di scuola si sbizzarriscono tra spinelli, altre droghe e molto alcool. Il ragazzo beve e fuma gli spinelli, ma qualcosa lo ferma dal prendere la cocaina che gli viene offerta e decide di andarsene a dormire. In questo caso, Dio accetta la sfida di Daniele e lo ferma dal farsi ancora più del male.

Il momento del cambiamento arriva un po’ di tempo dopo. Il giovane è sotto una tenda di evangelizzazione e un uomo sta predicando. Daniele ascolta e sente qualcosa muoversi dentro il suo cuore, ma vinto dal suo senso di ribellione, cerca di zittire quei sentimenti.

A un certo punto, il predicatore invita chi è lontano da Dio ad avvicinarsi a Lui; è un appello accorato e al ragazzo sembra che quell’invito sia rivolto proprio a lui. Daniele resiste e resiste, cerca di sopprimere quel desiderio sempre più forte di cedere davanti al richiamo dolce e deciso di Dio. Diverse persone accettano di avvicinarsi al Signore, ma lui no.

L’uomo continua il suo invito ad accettare Dio e stavolta insiste, sentendo che tra i molti presenti c’è qualcuno che pur resistendo ha un forte desiderio nel cuore, così dice: «C’è qualcun altro? Sì, io lo so che c’è ancora qualcuno che vuole venire qui, che vuole essere salvato. Vieni, io sto chiamando proprio te».

Finalmente Daniele cede e accetta il Signore nella sua vita: conosce una pace e una liberazione come non aveva mai provato prima e comincia a camminare con Dio al suo fianco.

In quel momento capisce che crescere in una famiglia evangelica, di credenti, non è garanzia di un bel rapporto sincero e diretto con Dio, ma c’è bisogno di mettersi in gioco in prima persona. Daniele lo ha fatto, smettendo di sfidare Dio nel modo sbagliato, ma lasciando che lui si riveli ogni giorno un po’ di più, donando il suo immenso amore, la sua presenza dolce e protettiva, le sue benedizioni…

Tutti possono sperimentare l’amore e la pace di Dio: anche tu!

Se come Daniele vivi la vita con un senso di sfida, cercando di dettare tu le regole del gioco, volendo fare per forza di testa, ma non sei felice, sei insoddisfatto per come ti vanno le cose, fai come il nostro amico e come abbiamo fatto anche noi: fidati di Dio e lascia che si prenda cura di te. Non puoi immaginare che meraviglia è finché non l’hai provata…

Dio ti benedica!

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Nella foto Daniele alle prese con la prova di attendibilità: recitare Shakespeare con mezza mela in bocca è da Guiness!

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«Quale pietra può darti pace e serenità? Forse un’ambra?» – Storia di Pina

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Signori e signore è con noi: Pina! Ascolta la sua storia su CRC-podcast

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Fin da ragazza Pina era una persona alla ricerca della verità: voleva capire il senso delle cose e della vita e perciò era molto attratta dal mondo spirituale.

Pina era molto attratta dal mondo spirituale, perché convinta che avrebbe potuto trovare un po’ di pace, visto che la sua vita era stata piuttosto sofferta a causa del padre, che aveva il vizio del gioco d’azzardo, e per via di un grave incidente che colpì suo fratello rendendolo invalido.

La situazione molto difficile in famiglia porta Pina a cercare risposte e consolazione nel mondo dell’occulto; in breve comincia a esplorare diverse pratiche, tra cui la radioestesia (cioè l’uso del pendolino), la lettura dei tarocchi, gli insegnamenti delle sibille, le rune, la cristalloterapia.

Nonostante l’interesse per il trascendente provava molta rabbia nei confronti di Dio, al quale dava la colpa di vedere le sue sofferenze ma di non fare e non aver fatto niente per aiutarla. Però, attraverso le varie pratiche occulte, Pina era convinta di poter avere un rapporto diverso con Dio.

Quando un lutto colpisce la sua famiglia (muore Anna, la fidanzata di suo fratello), pensa che se i vivi l’hanno delusa, forse con i defunti è diverso; inizia così a cercare di comunicare con i morti attraverso la scrittura automatica. Cerca il contatto con Anna, ma si ritrova a comunicare con strane entità. Questi, che lei chiama spiriti, dicono di vivere in un bel posto, di essere in pace e conoscono molti dettagli delle persone defunte che dicono di essere, ad esempio le loro abitudini, i loro soprannomi e altri dettagli.

Diverse persone si rivolgono a Pina per mettersi in contatto con i loro cari defunti, in particolari i genitori di giovani morti tragicamente. Attraverso questi contatti cerca di aiutare le persone sofferenti per il lutto. Dopo qualche tempo, anche questa pratica, che avrebbe dovuto gratificarla perché le permetteva di dare un conforto alle famiglie dei deceduti, inizia a deluderla: sempre più spesso i parenti chiedevano aiuto per un qualche motivo d’interesse, come vendere o meno una casa. Per lei contava soprattutto il trovare risposte più spirituali, affettive, e non di interesse.

Pina passa ad altre forme di occultismo e alla fine si appassiona alla cristalloterapia e alla guarigione attraverso le pietre. In breve diventa un punto di riferimento per quanti cercavano di ottenere benessere, salute e pace attraverso il potere di pietre e cristalli.
Nonostante la sua fama, si rende conto sempre più spesso di non credere veramente in quello che fa, ma consapevole dell’effetto placebo che le sue parole hanno nelle persone, continua a distribuire varie pietre a seconda dei problemi da affrontare.

Un giorno Pina è al lavoro in fabbrica. Samuele, un suo collega, le chiede «È un’ambra quella che porti al collo?». Lei risponde prontamente «Sì, è un ambra: porta pace e serenità» e si prepara a spiegare a Samuele l’effetto benefico della pietra, ma il ragazzo risponde che solo Dio dà pace e serenità. La nostra ospite rimane senza parole e ripensa alla frase dettale dal collega. È anche piuttosto arrabbiata, perché non è riuscita a spingere il discorso dove lei voleva.

Pochi minuti dopo Samuele la raggiunge e le porge un vangelo di Giovanni; Pina gli dice «Tu sei fanatico come le altre due persone che tempo fa mi hanno regalato un vangelo di Giovanni», infatti in casa ne aveva altre due copie, ma non le aveva mai aperte.
Mentre porge il vangelo, Samuele aggiunge «Tu hai ricevuto il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: questa volta lo leggerai».

Queste parole colpiscono molto Pina, che sente nel cuore il desiderio di piangere. Le emozioni suscitate dall’incontro con il collega scatenano anche un sentimento di rabbia e Pina comincia a pensare a come fare per evitare anche solo di passare vicino a Samuele, infastidita da quell’ondata di emozioni che si muovevano dentro di lei.

I suoi nuovi sentimenti, però, la spingono a desiderare di leggere il vangelo di Giovanni, e aprendolo con rabbia i suoi occhi cadono sul versetto “Gesù gli disse: Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).
Scoppia a piangere, perché capisce per la prima volta che tutta la sua ricerca nel mondo spirituale non l’aveva portata a Dio, perché a Dio ci si arriva solo per mezzo di Gesù Cristo.

Lì, in un angolo appartato della fabbrica, durante la sua ora di pausa, Pina accetta Gesù come tramite per arrivare a Dio e lo riconosce come salvatore della sua vita. Corre da Samuele e gli racconta cosa è successo dentro di lei.

Dopo tante ricerche Pina trova la vera pace, una serenità senza paragoni, ma si chiede come potrà affrontare le tante persone che si rivolgevano a lei per avere le pietre portafortuna. Aprendo la Bibbia legge due versetti che la colpiscono molto: “Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figliuol dell’uomo si vergognerà di lui quando sarà venuto nella gloria del Padre suo coi santi angeli” (Marco 8:38 ) e “essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare” (Efesini 2:20).

Con in mente questi passi biblici, il mattino dopo, quando Silvano chiede Pina una pietra perché quella di suo figlio si è rotta, lei non trova difficoltà a offrigli una nuova “pietra”, preziosissima: Gesù! In pochi giorni molte persone accettano nella loro vita il messaggio di speranza e salvezza che solo Cristo offre: una Persona, non una pietra…

Pina capisce che non erano i morti a parlare con lei, che nessun oggetto può aiutare a cambiare la vita di una persona; ma il mondo dell’occulto esiste davvero e satana è in grado di usare anche queste cose per impedire che gli uomini guardino in direzione di Dio e scoprano l’amore e la pace che solo Lui può dare.

Non ci credi? Provalo!

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