«Ho sfidato Dio» – Storia di Daniele Zummo

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Radioamici e radioamiche, bloglettori e bloglettrici ecco a voi la storia di Daniele Zummo! Ascoltala tramite il podcast sul sito di  CRC

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A destra, Daniele.

Daniele è un giovane di 26 anni. Nasce in una famiglia di credenti evangelici e segue con piacere i suoi genitori quando vanno agli incontri e ai culti, perché si trova molto bene con i figli degli altri credenti, ma non ha granché interesse per ciò che riguarda Dio.

Il nostro amico ha la faccia da bravo ragazzo, ma, come dice lui stesso, il suo viso pulito maschera un caratterino… lo stesso di suo fratello, di poco più grande di lui. In pratica è tranquillo e ubbidiente a casa e con gli amici della chiesa e ribelle e disubbidiente con gli altri amici. Quello che frena un po’ il carattere ribelle di Daniele è il timore delle punizioni da parte dei suoi genitori.

Ma il timore non basta a tenere il ragazzo lontano dai guai e dal desiderio di voler provare quello che i suoi amici provano, spinto da un gran senso di curiosità e di sfida; continua a frequentare la chiesa con i suoi genitori, ma con disinteresse crescente, magari chiacchierando durante gli incontri.

Verso i 17-18 anni Daniele vive alcune fasi critiche: il suo amico per la pelle si trasferisce in un altra regione, un nuovo compagno di classe lo infastidisce… L’adolescenza è sempre una tappa un po’ complicata e certamente non è più facile se la si vive con un continuo voler sfidare, voler provare di tutto…

Un giorno è spinto dalla curiosità di provare una cosa di cui sua madre parla spesso: mettere alla prova Gesù. Cosa vuol dire? Vuol dire “sfidare” Dio a intervenire in un qualche ambito della propria vita e fare affidamento su di lui.

Daniele lo fa, per vedere se sua madre ha ragione, ma lo fa con lo spirito sbagliato: per lui mettere alla prova Dio vuol dire combinare qualcosa e poi dirgli «Se tu ci sei ed esisti, adesso io faccio questo e tu devi intervenire così»; insomma, un istigare Dio.

Ovviamente Dio non è al nostro comando e nemmeno a quello di Daniele, ma invece di capire che è un altro il modo di rapportarsi a Dio, ecco che lui lo sminuisce, pensando che se anche esiste, di certo non s’interessa alla sua vita e che forse non è così potente come gli diceva sua madre…

L’ennesima occasione in cui istigare Dio si presenta durante una gita scolastica in cui con i compagni di scuola si sbizzarriscono tra spinelli, altre droghe e molto alcool. Il ragazzo beve e fuma gli spinelli, ma qualcosa lo ferma dal prendere la cocaina che gli viene offerta e decide di andarsene a dormire. In questo caso, Dio accetta la sfida di Daniele e lo ferma dal farsi ancora più del male.

Il momento del cambiamento arriva un po’ di tempo dopo. Il giovane è sotto una tenda di evangelizzazione e un uomo sta predicando. Daniele ascolta e sente qualcosa muoversi dentro il suo cuore, ma vinto dal suo senso di ribellione, cerca di zittire quei sentimenti.

A un certo punto, il predicatore invita chi è lontano da Dio ad avvicinarsi a Lui; è un appello accorato e al ragazzo sembra che quell’invito sia rivolto proprio a lui. Daniele resiste e resiste, cerca di sopprimere quel desiderio sempre più forte di cedere davanti al richiamo dolce e deciso di Dio. Diverse persone accettano di avvicinarsi al Signore, ma lui no.

L’uomo continua il suo invito ad accettare Dio e stavolta insiste, sentendo che tra i molti presenti c’è qualcuno che pur resistendo ha un forte desiderio nel cuore, così dice: «C’è qualcun altro? Sì, io lo so che c’è ancora qualcuno che vuole venire qui, che vuole essere salvato. Vieni, io sto chiamando proprio te».

Finalmente Daniele cede e accetta il Signore nella sua vita: conosce una pace e una liberazione come non aveva mai provato prima e comincia a camminare con Dio al suo fianco.

In quel momento capisce che crescere in una famiglia evangelica, di credenti, non è garanzia di un bel rapporto sincero e diretto con Dio, ma c’è bisogno di mettersi in gioco in prima persona. Daniele lo ha fatto, smettendo di sfidare Dio nel modo sbagliato, ma lasciando che lui si riveli ogni giorno un po’ di più, donando il suo immenso amore, la sua presenza dolce e protettiva, le sue benedizioni…

Tutti possono sperimentare l’amore e la pace di Dio: anche tu!

Se come Daniele vivi la vita con un senso di sfida, cercando di dettare tu le regole del gioco, volendo fare per forza di testa, ma non sei felice, sei insoddisfatto per come ti vanno le cose, fai come il nostro amico e come abbiamo fatto anche noi: fidati di Dio e lascia che si prenda cura di te. Non puoi immaginare che meraviglia è finché non l’hai provata…

Dio ti benedica!

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Nella foto Daniele alle prese con la prova di attendibilità: recitare Shakespeare con mezza mela in bocca è da Guiness!

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«Voglio realizzare i miei sogni!» – Storia di Davide Quinto

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Oggi potete ascoltare e leggere la storia di Davide! In onda alle 11 su CRC

La vita di Davide scorre serena fino all’età di quindici anni, quando rimane orfano di entrambi i genitori, malati da tempo, nel giro pochi di mesi.

La sua famiglia, che era molto unita, dopo la perdita dei genitori si unisce ancora di più; per il ragazzo è un periodo davvero duro da superare: suo fratello e sua sorella, di diversi anni più grandi di lui, lo sostengono e lo accudiscono.

Il tempo passa e  Davide vive tristemente: sente forte la mancanza di quelli che considerava i due capisaldi della sua vita e si sente in balia delle onde; a ogni difficoltà si sente sull’orlo di un baratro, nonostante l’affetto dei suoi fratelli, che però lui non percepisce possano aiutarlo davvero.

Frequentando l’oratorio, il ragazzo stringe amicizia con un prete che gli dice che i passi che dovrà fare per avere una vita più stabile sono quelli di trovarsi un lavoro, cercarsi una fidanzata, fare il militare e di sposarsi, per ricreare quella famiglia che gli è venuta a mancare.

Davide prende sul serio queste parole e nel giro di pochi anni realizza tre dei quattro passi indicati dal prete, gli manca solo di sposarsi. A ventiquattro anni è a un passo dal matrimonio.

Ormai vicino alla realizzazione dei suoi sogni, incontra una donna e perde la testa per lei: fino a quel momento era stato un ragazzo posato e non aveva mai fatto colpi di testa. I progetti di Davide, creati con fatica e impegno vanno in fumo.

A quattro mesi dal matrimonio lascia la sua ragazza e allontana tutti da sé, addirittura per alcune settimane sparisce lasciando in pensiero i suoi fratelli, perché consapevole del fatto che amici e parenti non condividevano questa scelta preferiva evitare di vederli e sentirli.

Questa storia, però, si rivela un fuoco di paglia e in poco tempo Davide si ritrova senza nulla, a parte il lavoro.

A quel punto il ragazzo, che fino a prima del colpo di testa era stato tranquillo e posato, decide di cambiare vita e di divertirsi come non aveva mai fatto prima, cercando la felicità e l’euforia nelle uscite, nel mangiare, nel bere, nelle discoteche.

Ma non trova quello che cerca quando rientra a casa si ritrova comunque da solo, senza veri affetti, visto il vuoto che aveva creato intorno a sé, un vuoto che lo porta anche a pensare di farla finita.

Un giorno decide di accettare l’invito di suo fratello ad andare con lui nella comunità evangelica che frequenta da qualche tempo.

Davide, durante gli incontri in chiesa, si rivolge a Dio dicendogli di lasciarlo in pace, perché lui è un bravo ragazzo e non ha bisogno di Cristo: lo sfida a disinteressarsi a lui. Dio accoglie la sfida e lo lascia libero.

Una sera come tante altre, il ragazzo esce con gli amici: il solito divertimento, la discoteca e, in quell’occasione, qualche bicchiere più del dovuto; la serata però non finisce come desiderato: Davide si sente male e scoppia a piangere; ammette a se stesso di avere bisogno di Dio, di volere la sua pace e la sua presenza nella sua vita.

Dio è lì, pronto ad accettare l’arresa del giovane… non aspettava altro!                                                                                                                                                    La vita di Davide cambia, per davvero. Il vuoto che sentiva nel suo cuore non c’è più, non si sente più sull’orlo del baratro…

Pieno di gioia condivide con le persone che frequentava prima dell’incontro con Dio la sua storia, il suo cambiamento, ma gli amici lo prendono per matto o fanatico, ma lui è veramente felice della sua nuova condizione.

Tempo dopo, Davide conosce Marcella, la donna che diventa sua moglie e con la quale diventa papà di Matteo e Claudia.

I suoi sogni alla fine si sono realizzati tutti, ma in più ha anche ottenuto quella pace e quella serenità che solo Dio è in grado di dare

Forse anche tu stai sognando il tuo futuro, oppure hai visto i tuoi sogni infrangersi: fai come Davide, lascia che il Signore trasformi la tua vita!

Dio può aiutarti ad affrontare ogni problema! Non ci credi? Provalo!

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«Sono troppo giovane per pensare a Dio, meglio il calcio!» – Storia di Calogero Gravano

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Oggi raccontiamo la storia di Calogero! Ascoltala su CRC alle 11.

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Dopo aver superato la prova di idoneità, il provetto cuoco-drammatico nonché ottimo ricettaro-giornalista Calogero ci racconta la sua storia…

La famiglia di Calogero, dopo aver chiuso una pizzeria, si trasferisce dalla Sicilia a Torino per trovare lavoro e cercare di risolvere seri problemi economici; Calogero è solo un bambino, ma spesso vede i suoi genitori tristi a causa delle difficoltà in cui si trovano.

Qualche tempo dopo l’arrivo nel capoluogo piemontese i suoi vivono un’esperienza speciale con Dio: la loro vita cambia e nonostante abbiano ancora diverse difficoltà le affrontano con uno spirito diverso.

A quel tempo Calogero ha 5 anni e anche se non percepisce granché del cambiamento avvenuto in sua madre e suo padre, sente che sono più contenti, sereni.

Il nostro ospite ci racconta che durante l’infanzia e l’adolescenza andava nella chiesa evangelica con i suoi; gli piaceva ascoltare, ma non sentiva dentro di lui la stessa gioia che provavano i genitori. Ha continuato a frequentare la chiesa fino a 19 anni, ma senza esserne troppo coinvolto, perché crede di essere troppo giovane per pensare a Dio e a quello che lo riguarda.

Il vero interesse di Calogero è un altro: il calcio. La sua è una vera e propria passione, che lo porta a giocare in una squadra e qui iniziano i primi conflitti, perché i genitori vorrebbero che continuasse ad andare al culto della domenica con loro, mentre lui preferisce impegnarsi nelle partite. Quel lieve interesse che aveva per Dio piano piano si assopisce.

Nonostante si dedichi a ciò che più gli piace, Calogero un giorno comincia a sentirsi non proprio soddisfatto di quello che fa e percepisce un senso di vuoto, che nemmeno la sua passione per il calcio riesce a riempire. Prende a interrogarsi sul senso della sua vita e prova il desiderio di sentire quello che vivono i suoi genitori nella loro vita; decide anche di partecipare a un raduno evangelico per giovani.

Prima di partire si rivolge a Dio dicendogli, in senso di sfida, «Se veramente tu esisti fa che anche io possa sentirti così come ti sentono i miei, come ti sentono le persone che incontro in chiesa; voglio sperimentarti nella mia vita». Lanciata la sfida, parte per il raduno e la sera stessa del suo arrivo Calogero sente forte il richiamo di Dio, quasi gli stesse dicendo «Vedi che esisto?».

È bastato chiedere a Dio di mostrarsi per ottenere una risposta e, finalmente, capire cosa provano i suoi genitori e sentire le stesse sensazioni: quel senso di vuoto è sparito, il vuoto è colmato da Dio, così come asseriva lo scienziato Blaise Pascal.

La vita di Calogero cambia profondamente. «È molto difficile spiegare cosa si prova quando ci si relaziona con Dio, cosa scatta dentro, cosa succede… Ci si sente liberi!».

E dopo l’incontro con Gesù la vita è tutta rose è fiori? E no! Le difficoltà ci sono, anche a causa di quello che viene definito il “nemico della nostra anima”, il diavolo, che vuole far inciampare le persone, ferirle, tenerle lontane da Dio…

Però vivere con Dio a fianco è tutta un’altra cosa: non si è mai soli, non si è mai disperati!

Certo, non è facile spiegare cosa vuol dire vivere con Dio… In effetti non è facile nemmeno spiegare un’arancia e il suo sapore a chi non l’ha mai vista o assaggiata: si può descriverne l’aspetto, il profumo, la consistenza e il sapore, ma se non la si tocca e la si assaggia non si può capirlo davvero.

Con Dio è la stessa cosa: devi “assaggiarlo” per capire…

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