«Pensavo di non contare per nessuno…» – Storia di Mimmo Albanese

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Cari lettori e webascoltatori, oggi vi proponiamo la storia di Mimmo Albanese! Ascoltala in diretta alle 11 su crc

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Mimmo nasce in Calabria, in una famiglia di tradizione cattolica, ma non praticante; quando è ancora un ragazzino, in casa sua si vive una situazione difficile, infatti i suoi genitori sono in piena crisi matrimoniale e in procinto di separarsi.

Ci piace chiedere ai nostri ospiti se da bambini hanno mai sentito parlare di Gesù o di Dio, se hanno ricevuto insegnamenti biblici oppure no: lo facciamo per capire il contesto in cui sono cresciuti. Molte persone credono che la fede si erediti, cioè si è cristiani perché la famiglia d’origine lo è, ma noi crediamo che non sia così e spesso figli di persone che non si interessano a Dio diventano credenti, mentre figli di credenti sono disinteressati all’incontro con Cristo.

Nel caso di Mimmo, i suoi genitori lo hanno battezzato e gli hanno fatto fare la prima comunione, ma non essendo per nulla praticanti non parlano mai di Dio con il figlio. Per lui quella di Cristo è una storia come un’altra.

E ora torniamo alla storia di Mimmo e vediamo un po’ cosa succederà… Continua a leggere

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«Ho sfidato Dio» – Storia di Daniele Zummo

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Radioamici e radioamiche, bloglettori e bloglettrici ecco a voi la storia di Daniele Zummo! Ascoltala tramite il podcast sul sito di  CRC

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A destra, Daniele.

Daniele è un giovane di 26 anni. Nasce in una famiglia di credenti evangelici e segue con piacere i suoi genitori quando vanno agli incontri e ai culti, perché si trova molto bene con i figli degli altri credenti, ma non ha granché interesse per ciò che riguarda Dio.

Il nostro amico ha la faccia da bravo ragazzo, ma, come dice lui stesso, il suo viso pulito maschera un caratterino… lo stesso di suo fratello, di poco più grande di lui. In pratica è tranquillo e ubbidiente a casa e con gli amici della chiesa e ribelle e disubbidiente con gli altri amici. Quello che frena un po’ il carattere ribelle di Daniele è il timore delle punizioni da parte dei suoi genitori.

Ma il timore non basta a tenere il ragazzo lontano dai guai e dal desiderio di voler provare quello che i suoi amici provano, spinto da un gran senso di curiosità e di sfida; continua a frequentare la chiesa con i suoi genitori, ma con disinteresse crescente, magari chiacchierando durante gli incontri.

Verso i 17-18 anni Daniele vive alcune fasi critiche: il suo amico per la pelle si trasferisce in un altra regione, un nuovo compagno di classe lo infastidisce… L’adolescenza è sempre una tappa un po’ complicata e certamente non è più facile se la si vive con un continuo voler sfidare, voler provare di tutto…

Un giorno è spinto dalla curiosità di provare una cosa di cui sua madre parla spesso: mettere alla prova Gesù. Cosa vuol dire? Vuol dire “sfidare” Dio a intervenire in un qualche ambito della propria vita e fare affidamento su di lui.

Daniele lo fa, per vedere se sua madre ha ragione, ma lo fa con lo spirito sbagliato: per lui mettere alla prova Dio vuol dire combinare qualcosa e poi dirgli «Se tu ci sei ed esisti, adesso io faccio questo e tu devi intervenire così»; insomma, un istigare Dio.

Ovviamente Dio non è al nostro comando e nemmeno a quello di Daniele, ma invece di capire che è un altro il modo di rapportarsi a Dio, ecco che lui lo sminuisce, pensando che se anche esiste, di certo non s’interessa alla sua vita e che forse non è così potente come gli diceva sua madre…

L’ennesima occasione in cui istigare Dio si presenta durante una gita scolastica in cui con i compagni di scuola si sbizzarriscono tra spinelli, altre droghe e molto alcool. Il ragazzo beve e fuma gli spinelli, ma qualcosa lo ferma dal prendere la cocaina che gli viene offerta e decide di andarsene a dormire. In questo caso, Dio accetta la sfida di Daniele e lo ferma dal farsi ancora più del male.

Il momento del cambiamento arriva un po’ di tempo dopo. Il giovane è sotto una tenda di evangelizzazione e un uomo sta predicando. Daniele ascolta e sente qualcosa muoversi dentro il suo cuore, ma vinto dal suo senso di ribellione, cerca di zittire quei sentimenti.

A un certo punto, il predicatore invita chi è lontano da Dio ad avvicinarsi a Lui; è un appello accorato e al ragazzo sembra che quell’invito sia rivolto proprio a lui. Daniele resiste e resiste, cerca di sopprimere quel desiderio sempre più forte di cedere davanti al richiamo dolce e deciso di Dio. Diverse persone accettano di avvicinarsi al Signore, ma lui no.

L’uomo continua il suo invito ad accettare Dio e stavolta insiste, sentendo che tra i molti presenti c’è qualcuno che pur resistendo ha un forte desiderio nel cuore, così dice: «C’è qualcun altro? Sì, io lo so che c’è ancora qualcuno che vuole venire qui, che vuole essere salvato. Vieni, io sto chiamando proprio te».

Finalmente Daniele cede e accetta il Signore nella sua vita: conosce una pace e una liberazione come non aveva mai provato prima e comincia a camminare con Dio al suo fianco.

In quel momento capisce che crescere in una famiglia evangelica, di credenti, non è garanzia di un bel rapporto sincero e diretto con Dio, ma c’è bisogno di mettersi in gioco in prima persona. Daniele lo ha fatto, smettendo di sfidare Dio nel modo sbagliato, ma lasciando che lui si riveli ogni giorno un po’ di più, donando il suo immenso amore, la sua presenza dolce e protettiva, le sue benedizioni…

Tutti possono sperimentare l’amore e la pace di Dio: anche tu!

Se come Daniele vivi la vita con un senso di sfida, cercando di dettare tu le regole del gioco, volendo fare per forza di testa, ma non sei felice, sei insoddisfatto per come ti vanno le cose, fai come il nostro amico e come abbiamo fatto anche noi: fidati di Dio e lascia che si prenda cura di te. Non puoi immaginare che meraviglia è finché non l’hai provata…

Dio ti benedica!

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Nella foto Daniele alle prese con la prova di attendibilità: recitare Shakespeare con mezza mela in bocca è da Guiness!

Scarica sul tuo pc la puntata dopo la diretta, clicca QUI!

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«Io, schiavo dell’eroina per 25 anni» – Storia di Pietro Sarni

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Cari radioascoltatori e internauti, questa è la storia di Pietro, tremenda nel suo svolgersi, strabiliante nel suo cambiamento…
Buon ascolto su CRC e buona lettura.

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Pietro era un ragazzino vivace, piuttosto disubbidiente e ribelle, sempre pronto a fare nuove esperienze.
Per lui la scuola è una sorta di prigione da cui evadere: amava stare per strada, combinarne di tutti colori e mettersi nei pasticci. ben presto si ritrova a frequentare amici molto poco raccomandabili.

Verso i 14 anni inizia a lavorare come macellaio e le cose si mettono piuttosto male: Pietro frequenta abitualmente persone molto poco raccomandabili più grandi di lui, ha qualche soldo in tasca e ben presto si ritrova in guai seri. Vista l’età il suo stipendio viene gestito dalla mamma, così il ragazzo comincia a rubare per pagarsi i divertimenti e i primi spinelli.

Il passaggio dallo spinello alle droghe pesanti è molto rapido per Pietro, che si ritrova a vivere una vita completamente centrata sull’eroina e sui mille modi per procurarsi le dosi quotidiane.

Il furto diventa il suo principale mezzo di sostentamento: ruba ogni cosa che gli capiti a tiro; la sua famiglia entra nel baratro insieme a lui, vittime innocenti di quel “mostro” che rovina l’esistenza di Pietro e delle persone che gli stanno vicino.
I suoi genitori non riescono ad arginare Pietro, tentano come possono, ma non ci riescono. La notte vanno a dormire con le loro cose sotto il materasso, per impedire che il giovane porti via il poco che resta.

Come ben sa chi ha vissuto quest’inferno personalmente o chi l’ha subito per via di un familiare tossicodipendente, lo stato di tossicodipendenza impedisce di capire il male che si fa a chi è vicino; anche per Pietro è così: non capisce e non vede il dolore che procura ai suoi genitori e a suo fratello, perché è troppo occupato a procurarsi, con tutti i mezzi, i 7-8 grammi di droghe pesanti (cocaina ed eroina) di cui ha bisogno tutti i giorni.

Rubare non basta più, così Pietro inizia anche a spacciare. Iniziano anche le prima esperienze in galera: viene arrestato per spaccio più di una volta. Viene anche messo due volte in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, ma appena uscito dal carcere o dalla comunità riprende le sue attività, senza sforzarsi di trovare una via d’uscita.

Gli anni passano, tra droga, furti, spaccio, galera e dolore, tanto dolore. Sono anni lunghi, interminabili; ben 25 anni: lui stesso, a pensarci non si capacita di come sia stato possibile vivere così tremendamente per tanto tempo.

Dopo 25 anni, Pietro è un uomo distrutto, non ha più nulla, è completamente inaffidabile: le persone lo evitano, lo ignorano, sanno che avvicinarsi a lui vorrebbe solo dire dargli la possibilità di essere derubati.

Solo la sua famiglia continua ad avere rapporti con lui, ma sono rapporti tesi, difficili.

Il fratello di Pietro fa un’esperienza particolare e Pietro si accorge di un cambiamento nella sua vita. Pensa: «Com’è possibile che sono senza lavoro, lui e sua moglie, eppure sono così sereni? Cosa è successo? Ah, sì, sarà la chiesa che frequentano, quella chiesa evangelica di cui parlano sempre, a dargli dei soldi». Celestino da un po’ di tempo aveva intrapreso un cammino con Cristo e cercava di spiegare a suo fratello che anche lui avrebbe potuto farlo e che avrebbe potuto vedere la sua vita trasformarsi.

Pietro non crede affatto a quello che gli dice suo fratello: pensa che siano solo favolette senza importanza e agli inviti di Celestino risponde «Guarda che io sto bene così come sono, mica ho bisogno di quelle cose lì, mica ho bisogno di Dio…», ma dentro di sé sa che non è vero che sta bene.

Un giorno Pietro si sente particolarmente a terra. Non capisce bene perché, non si sa dare spiegazione.
Mentre è in macchina con Giuseppe il suo “compagno di spada”, un tossicodipendente con il quale divide le giornate alla ricerca della droga e i “buchi”, sente che qualcosa gli si smuove dentro; si rivolge a Giuseppe e gli dice: «Da domani non cercarmi più». L’amico si chiede se Pietro sa impazzito, ma capisce la fermezza della sua decisione e decide di assecondalo.

Rientrando a casa Pietro è preso da mille dubbi, non capisce perché ha parlato così con Giuseppe, si chiede cosa gli stia succedendo, non riesce a capire ma sente forte dentro di sé il desiderio di cambiare. Non sa a chi rivolgersi, dove trovare la forza per cercare di cambiare, così ripensa alla comunità. Decide di andarci.

A casa comunica ai genitori la sua decisione, ma il padre, stremato da tanti anni di sofferenza, gli dice «Fai quello che vuoi, sappi solo che io stavolta non ci sono. Basta, sbrigatela tu».

Erano passati un paio di giorni da quando aveva detto a Giuseppe di non cercarlo più e in quel periodo non aveva fatto uso di droga, né di metadone. Stava male, ma dentro di sé aveva deciso di non drogarsi e di rientrare in comunità. Pietro decide di andare dal fratello, per dirgli della sua decisione. Sperava di trovarlo da solo, ma in casa c’era anche sua cognata, sdraiata sul letto alle prese con l’influenza.

La trova con la Bibbia in mano e subito pensa «Ecco, sempre con quel libro in mano…». Celestino e sua moglie lo accolgono volentieri e gli chiedono il motivo della sua visita. Pietro comunica il desiderio di tornare in comunità e la sua decisione viene approvata e appoggiata. Celestino intanto invita ancora una volta il fratello nella sua comunità evangelica: «Vieni, tra due settimane ci sono i battesimi in acqua». Pietro non sa cosa siano, non si è mai interessato della chiesa, neanche di quella cattolica, in cui da bambino frequentava l’oratorio, figurarsi di quella evangelica; risponde «Scusa, ma il battesimo che hai fatto da bambino cos’era? Un provino?».

Celestino rinnova il suo invito e gli regala un libro dal titolo “Ehi, Dio!”. Ma Pietro non ha mai letto nulla in vita sua, nemmeno un fumetto! Nonostante le grosse difficoltà, Pietro, per dirla alla sua maniera, divora il libro e sente dentro di sé che gli sta succedendo qualcosa…

Arriva il giorno dei battesimi e per Pietro è un giorno davvero speciale: quella domenica 19 febbraio 2004, in una piccola chiesetta evangelica, il tossicodipendente, l’inaffidabile, il ladro e l’imbroglione che era Pietro non esiste più…

«Ho sentito qualcosa di speciale nel mio cuore, una luce e una pace, una tranquillità e una serenità che non so spiegare a parole…».
Da allora la sua vita è completamente cambiata: è nato un nuovo Pietro! Dio ha tolto il bisogno di drogarsi, ha riempito il vuoto colmandolo di amore e di senso della vita.
Affamato non più di droga ma di Dio, il nostro amico comincia a leggere la Bibbia, pur con difficoltà, e il suo cambiamento diventa sempre più importante e visibile agli occhi di tutti.

Le prove e le difficoltà ci sono ancora, ma la droga è solo un (brutto) ricordo, da cui Pietro è uscito senza bisogno di “scalare il metadone” e senza ricadute. Chi lo conosceva prima e lo vede ora, trasformato tanto nell’intimo quanto nell’aspetto esteriore, dice che lui è un vero “miracolo vivente”.

Chi vive in prima persona l’esperienza della droga e chi la subisce come parente o amico, sa fino a che punto ci si distrugge in queste situazioni, conosce la profonda sofferenza e la sensazione di disperazione, così come l’hanno conosciuta Pietro e i suoi familiari.

Pietro ne è uscito, è una persona nuova: la droga non è più la padrona della sua vita, ora vive lasciandosi cullare, proteggere e guidare da Dio.

Orgoglioso e onorato di aver incontrato Dio e averlo accettato nella sua vita, Pietro ha solo un rammarico: «L’avessi conosciuto prima!».

E tu, hai problemi con la droga? Sei vicino a chi sta distruggendo la propria vita così?
La storia di Pietro, e non è l’unica, dimostra che Dio può cambiare la tua esistenza in un momento… basta accettarlo con sincerità nella propria vita! Non ci credi? PROVALO!

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Nella foto Pietro è alle prese con Luca… Il melone cosa c’entra? Per saperlo ascolta la storia di Pietro tramite il PODCAST al termine della messa in onda…

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